Netanyahu e Hitler ombre che non appartengono alla stessa epoca ma allo stesso abisso. Uno vestito di divisa, l’altro vestito di democrazia apparente.

Netanyahu e Hitler

Entrambi fabbricanti di nemici, architetti di paure, scultori di carne macellata. Hitler gridava contro ebrei, comunisti, zingari, minoranze: il veleno doveva avere un volto. Netanyahu sussurra e urla contro i palestinesi, Gaza è la sua fornace, la sua trincea, la sua ossessione. L’uno chiamava sopravvivenza del Reich, l’altro chiama sicurezza dello Stato.

Lo stesso veleno

Parole diverse, stesso cuore: annientare per esistere, distruggere per governare. Propaganda come droga. Hitler usava la radio, la voce che attraversava il Reich come una lama. Netanyahu usa lo schermo, la conferenza, il social che scorre come sangue digitale. Sempre la stessa scenografia: un popolo puro, un popolo vittima, contro una massa disumana da cancellare. Il teatro della paura è eterno, cambia solo la lingua.

Netanyahu e Hitler

La guerra sproporzionata è il rito. Hitler con i carri armati, le invasioni, la macchina bellica totale. Netanyahu con i droni, i missili, i cieli che piovono fuoco su case, ospedali, corpi di bambini.Il principio non cambia: travolgere interi popoli e chiamarlo difesa. La legge internazionale è carta strappata. Hitler rideva della giustizia dei popoli, Netanyahu la ignora sotto lo scudo degli alleati. Entrambi si muovono in una dimensione di impunità, dove la colpa non appartiene mai al carnefice ma al sacrificato.

Il paradosso

Il paradosso più osceno: la vittima che diventa carnefice. Hitler inventava un popolo vittima di complotti per scatenare il genocidio. Netanyahu usa la memoria della Shoah come feticcio, come arma, come scudo per legittimare il massacro. Così il dolore degli antenati si tramuta in giustificazione di nuove rovine. La catena non si spezza, si reincarna. Eppure non sono uguali, non potrebbero esserlo. Il Reich divorava il mondo, Netanyahu gioca sul palcoscenico più piccolo ma con la stessa fame di sangue.

Il parallelismo

Il parallelismo non è nelle dimensioni, è nel meccanismo.È nell’ingranaggio oscuro che trasforma la paura in consenso, la vittima in carnefice, l’orrore in routine. Hitler fu la tragedia del Novecento, Netanyahu è l’eco psichedelica del XXI secolo. Due fantasmi che camminano su strade diverse ma portano lo stesso specchio: guardaci dentro e vedrai il futuro che si ripete, vedrai la notte che non smette di scendere.

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