Giovanni Malagò sostiene che il calcio dia al Paese molto più di quanto riceva. Una dichiarazione che fotografa alla perfezione il livello di autoreferenzialità raggiunto da questo sistema.
Giovanni Malagò sostiene il vuoto
Il calcio professionistico muove miliardi di euro tra diritti televisivi, sponsorizzazioni, pubblicità, merchandising e marketing. Soldi che non vengono prodotti dal nulla, né da qualche miracolo economico. Escono dalle tasche di milioni di tifosi che pagano abbonamenti, piattaforme, biglietti, maglie, gadget e trasferte. Attorno a questo universo prosperano anche il gioco d’azzardo, la violenza di alcune frange ultras e, come raccontano numerose inchieste giudiziarie, infiltrazioni della criminalità organizzata.
Follia…
Malagò sostiene che il calcio “dia più di quanto riceve” è una gigantesca operazione di propaganda che pretende di trasformare un colossale affare privato in un’opera di beneficenza nazionale. Prima di reclamare privilegi sarebbe opportuno fare un bagno nella realtà. Il calcio non distribuisce ricchezza per altruismo. Monetizza una passione popolare fino all’ultimo centesimo, chiedendo continuamente nuove risorse, nuovi diritti e nuovi vantaggi.
Chi continua a dipingerlo come il salvatore dell’economia dovrebbe ricordare una verità elementare. Senza milioni di persone disposte a finanziare questa macchina con il proprio denaro, quei miliardi evaporerebbero nel giro di pochi mesi. Il resto è soltanto retorica confezionata per difendere un’industria che pretende applausi anche quando presenta il conto. Malagò non si rende conto di quello che dice.
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