Ma che razza di governo è mai questo? Ciarlatani, contrabbandieri di armi e imprenditori truffatori e mafiosi. Il presidente del Senato, fascista con la bava alla bocca si permette di offendere altri senatori. Giorgia Meloni non si capisce come abbia venduto l’anima a un pedofilo, truffaldino e assassino. Voleva essere la sua preferita e ci è riuscita infatti, invece di non pagare nulla e avere favori, spendiamo miliardi per farlo contento nelle sue guerre economiche.

Ma che razza di governo è mai questo?

La Meloni è la peggior rappresentate insieme a Renzi, Calenda e Salvini della politica italiana. Invece di lavorare a un nuovo patto sociale, hanno lavorato a un nuovo patto con la lobby delle armi. E mentre il Paese affonda tra salari fermi, fabbriche che chiudono e giovani costretti a fare le valigie, loro discutono di armi, di carri armati, di nuove spese militari come se fossimo in una perenne campagna di conquista.

Zero sulla sanità

Non una parola seria sulla sanità pubblica che crolla, sugli ospedali svuotati, sulle liste d’attesa infinite che trasformano il diritto alla cura in una lotteria crudele. Non una parola sulle scuole che cadono a pezzi, sugli insegnanti precari, su una generazione che cresce tra precarietà e propaganda.
Questo governo non governa: amministra interessi. Nemmeno quelli del popolo, ma quelli di un sistema che si nutre di paura, di guerra e di emergenze costruite a tavolino. È il solito copione: agitare lo spettro del nemico esterno, invocare sicurezza, promettere ordine… mentre nelle retrovie si firmano contratti miliardari, si stringono mani nei corridoi dei ministeri, si spalancano le casse pubbliche per chi produce missili invece di pane.

Ma che razza di governo è mai questo?

Intanto il Parlamento, che dovrebbe essere il cuore della democrazia, viene ridotto a teatro di insulti, di sceneggiate, di provocazioni da bar dello sport. Un luogo svuotato, dove la sostanza delle decisioni arriva già scritta altrove: nei consigli di amministrazione, nelle lobby, nei vertici militari e finanziari che da decenni trattano l’Italia come una piattaforma, un avamposto, un portafoglio da aprire quando serve. La verità è che la politica italiana, da destra a quel centro opportunista che cambia casacca a seconda del vento, ha smesso da tempo di immaginare il futuro.

Non c’è progetto

Non c’è progetto, non c’è visione, non c’è nemmeno il tentativo di ricucire il patto sociale distrutto da trent’anni di privatizzazioni, austerità e servilismo geopolitico. C’è solo gestione del potere.
C’è solo la difesa di equilibri che arricchiscono pochi e impoveriscono molti.
E mentre loro giocano alla geopolitica, il Paese reale – quello che lavora, che paga le tasse, che tiene in piedi scuole, ospedali e imprese – resta fuori dalla stanza dove si decide tutto. Come un invitato indesiderato alla festa che lui stesso paga.

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