L’Europa si aggrappa al piano Trump per Gaza. L’Unione europea ha accolto con favore il piano in 20 punti presentato a Washington dal presidente Donald Trump per fermare la guerra di Israele contro Gaza. Bruxelles lo definisce “la migliore occasione immediata per mettere fine al conflitto” e invita Hamas ad accettarlo “senza indugio”.

L’Europa si aggrappa al piano Trump per Gaza

Il progetto, che ha già incassato l’ok di Israele e il sostegno dell’Autorità Palestinese, prevede la cessazione delle ostilità, il rilascio degli ostaggi israeliani, la liberazione di centinaia di prigionieri palestinesi, il disarmo di Hamas e l’accesso illimitato agli aiuti umanitari. A supervisionare la fase di transizione dovrebbe essere un “Consiglio di pace” temporaneo, presieduto dallo stesso Trump.

Le voci da Bruxelles

Per l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas si tratta di “un’opportunità per una pace duratura”. Ursula von der Leyen rilancia: “L’Ue è pronta a contribuire al successo della proposta. La soluzione dei due Stati rimane l’unica strada percorribile”. António Costa, presidente del Consiglio europeo, parla dell’urgenza di “un processo politico credibile che porti alla statualità palestinese”.

Divisioni interne e pressioni

Il piano irrompe in un’Unione divisa: Francia, Portogallo e Lussemburgo hanno riconosciuto lo Stato di Palestina, altri governi meditano di congelare l’Accordo di associazione con Israele. Berlino, con il cancelliere Friedrich Merz, si schiera con forza: “È la migliore possibilità di pace dopo gli attacchi di Hamas del 2023”. Macron è diretto: “Israele deve impegnarsi. Hamas non ha altra scelta che liberare subito gli ostaggi”.

Le capitali europee si allineano

Spagna, Germania, Svezia, Romania, Austria, Portogallo e Paesi Bassi fanno blocco attorno alla proposta americana. In Italia Giorgia Meloni parla di “un progetto ambizioso per la stabilizzazione e la ricostruzione di Gaza”, chiedendo a Hamas di deporre le armi e rinunciare a ogni ruolo politico. Pedro Sánchez, tra i più critici verso Netanyahu, ribadisce: “È tempo di porre fine a tanta sofferenza”.

La nota stonata

Mentre l’Europa si muove, Netanyahu resta sulla sua linea: propaganda, accuse, distorsioni. A Bruxelles in molti sussurrano che il premier israeliano non cerchi la pace, ma solo tempo. Tempo da riempire con falsità e narrazioni tossiche, per tenere in vita una guerra che gli garantisce potere e impunità.

Di Cento Righe

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