Leone XIV: la rivoluzione immobile del vescovo oscuro. Dicono che Leone XIV stia “tracciando la rotta di una Chiesa nuova”. Ma quale rotta? Forse quella del porto sicuro, dove non ci si muove di un centimetro e si chiama prudenza ciò che in realtà è paura. Paura di cambiare, paura di perdere consenso, paura perfino di parlare troppo chiaro.

Leone XIV: la rivoluzione immobile del vescovo oscuro

Si parla di “discernimento”, ma il termine è ormai il deodorante del potere ecclesiastico: serve a coprire l’odore di immobilismo con la fragranza del pensiero profondo. “Uso etico e umano dell’innovazione”? Traduzione: che nessuno si azzardi a innovare davvero. La spiritualità, come sempre, viene usata per dare nobiltà a ciò che è solo burocrazia travestita da fede.

La maschera

Le udienze generali del Papa vengono raccontate come momenti di “continuità pastorale”. In realtà sembrano riunioni di condominio in cui si discute di tutto tranne che del cambiamento. Il ciclo “Gesù Cristo nostra speranza” procede con lo stesso entusiasmo di una riunione aziendale sul bilancio trimestrale. Una speranza architettata, costruita, sterilizzata: spiritualità prefabbricata da distribuire in pillole settimanali.

Leone XIV: la rivoluzione immobile del vescovo oscuro

E poi ci sono i nomi, sempre gli stessi: Reina, Fernández, Czerny, Tagle, Piccinotti. Gli uomini del “dialogo permanente”, cioè della decisione mai. Il governo della Chiesa somiglia sempre più a un talk show dove si parla molto e si conclude poco.

Il dinamismo al contrario

Il pontificato di Leone XIV viene definito “dinamico”. In effetti, lo è: un dinamismo da giostra che gira e ti illude di avanzare mentre resti esattamente dove sei. Tra “riforme” che nessuno vede e “resistenze” che nessuno tocca, la Chiesa si ritrova perfettamente coerente con se stessa: ferma, elegante e inoffensiva.

Leone XIV: la rivoluzione immobile del vescovo oscuro

Dopo sei mesi, il messaggio è limpido: la sobrietà come estetica del vuoto, il dialogo come anestetico del conflitto, la complessità come scusa per non scegliere. Tutto bellissimo, tutto ordinato, tutto fermo. Cristo resta “al centro”, ma immobile come un soprammobile d’altare. I poveri continuano a essere nominati, ma solo per dare legittimità morale ai comunicati stampa.

La nuova teologia

La chiamano “teologia della speranza istituzionalizzata”. In realtà è l’arte antica del Carpe Diem cioè del tirare a campare: l’ossessione per la forma che soffoca il fuoco. Leone XIV non cambia la Chiesa: la conserva in formaldeide, così da poter dire che è ancora viva.

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