L’Angelus al miele di oggi: una noiosa sviolinata. Eccolo, il sermone di circostanza, lucido come una pallina dell’albero e profumato di quella consueta devozione prêt-à-porter che il Papa sfodera nelle solennità: un incenso retorico che sa di déjà-vu più che di rivelazione.
L’Angelus al miele di oggi: noia
Oggi, ci dice il Pontefice, celebriamo la Solennità dell’Immacolata Concezione. E già qui si avverte quella solita aria da “speciale TgVaticano”, dove ogni parola pare scolpita in una tradizione che nessuno osa mai mettere in discussione. Maria «immune interamente dalla macchia del peccato originale»: una formula del 1854, tirata fuori come un vecchio francobollo da collezione, incorniciata e brandita come verità eterna. Il Papa la cita con la stessa naturalezza con cui altri citerebbero il meteo: routine liturgica.
Segue la noia
Poi ecco la parte emozionale – obbligatoria – sulla purezza del cuore di Maria, quel cuore “totalmente puro” che sembra più un requisito da casting teologico che un elemento spirituale. Si prosegue con l’Angelo che saluta, Maria che si stupisce, il “sì” che arriva puntuale, e Sant’Agostino che viene convocato per dare un tocco di autorevolezza vintage. La solita coreografia: citazione patristica, accenno all’umiltà, applauso.
L’Angelus al miele di oggi: noia
Il Papa ci ricorda che Dio ci lascia liberi di accettare i suoi doni. Libertà curiosa: sembra sempre implicare che se non dici sì, sei tu che non hai capito. Poi l’invito standardizzato: credere “come Maria ha creduto”, seguire la chiamata, rispondere con generosità… un kit spirituale preconfezionato, buono per ogni omelia dal 1800 in avanti. Arriva anche il paragone tra il miracolo del concepimento e il Battesimo: un parallelismo un po’ tirato, ma utile per ribadire che siamo “dimora dello Spirito Santo”.
Ora Pro Nobis…. Tono Curtis…. Wanda Osiris
Di nuovo: consueto, prevedibile, rassicurante nella sua assoluta, dolcissima ovvietà. Infine, il gran finale: il “sì” quotidiano, dalla preghiera al piccolo gesto amorevole, perché Gesù sia conosciuto ovunque. Un discorso che potrebbe sostituire la sveglia al posto del segnale orario: preciso, regolare, ripetibile, uguale a se stesso. In sintesi: un testo che non scuote, non rischia, non interroga: procede come un binario lucido, dove ogni frase è un vagone già visto. Una spiritualità standardizzata, imbellettata per l’occasione, che parla di miracoli eterni con la stessa monotonia con cui si legge l’etichetta di un detersivo “formula migliorata”.
