La Chiesa romana è piena di scatole nere sepolte nelle stanze poi non così segrete. Archivi segreti quanto le parole di Gandalf il grigio raccontate alla massoneria segretaria di Stato o alla mafiosa criminalità indisciplinata dalla segreteria stessa… fiumi di parole passate nelle profane lettere dettate all’orecchio di un sussurro che neanche Dio sentirebbe o che non vuole sentire altrimenti chissà cosa gli altri dèi direbbero o sussurerebbero.

La Chiesa romana è piena di scatole nere

Fantasmi tintinnanti seduti su bare nere confortati dal vino della vigna del signore. Bare non ritrovate, bare disperse vigilati da guardiani senza tempo. Ossa che non hanno più ore e che dal mondo hanno risposto soltanto alla morte ma soprattutto da chi la invoca come salvezza, ma la salvezza da chi? O da cosa? Se più vi aggrada. Magari per quei vescovi grassi che furon di Dolcino cena e dessert?

L’aria e il tenero

Bagordi che han nel sesso di carni tenere dolci planate per polveri magiche. Ma per cosa tutto questo? Potere? Si, ma per cosa e soprattutto su chi? Il più imponente manto nero riscalda le anime fredde fino a gestire non solo i gradi del loro corpo ma il terrore delle loro anime. Fantasmi tintinnanti su bare nere come il buio di archivi che hanno il volto di quei fantasmi e che nel tempo della loro storia hanno mangiato il loro cuore… “Chi ha orecchie per intendere intenda”… come disse il tizio palestinese.

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