La Chiesa di destra torna purtroppo a sorridere, l’avvento di Leone XIV al soglio pontificio è stato accolto dalla destra ecclesiastica come l’arrivo del salvatore atteso da secoli, quasi un nuovo Mosè pronto ad aprire le acque dell’“ordine” perduto. In realtà, il loro entusiasmo somiglia più al sospiro di chi, dopo anni di malumori, vede finalmente scomparire dalla scena Francesco I: quel papa troppo umano, troppo vero, troppo intento a sporcarsi le mani con la sofferenza reale.

La Chiesa di destra torna purtroppo a sorridere dopo Francesco

Francesco… un papa che, orrore dei destrorsi, parlava addirittura al popolo, non ai salotti ovattati delle sagrestie ideologiche. Francesco I, bollato come “uomo del cambiamento” da chi il cambiamento l’ha sempre temuto come la peste, rappresentava semplicemente una Chiesa che tornava ad assomigliare al Vangelo più che al museo delle posizioni ferme. La sua riforma non era una fuga in avanti ma un ritorno al cuore della fede: migranti, poveri, pace, terra, vita. Ma la destra cattolica — affezionata alla propria teologia del recinto e della diffidenza — lo percepiva come un terremoto inaccettabile.Gli stessi che oggi si spellano le mani per Leone XIV definivano Francesco “populista”, come se parlare ai semplici fosse un atto di lesa maestà.

Vogliono l’indifferenza per comandare nell’inganno

Evidentemente, il popolo va bene solo quando applaude da lontano, non quando pretende di essere ascoltato. Secondo i fasci della Chiesa, il cammino sinodale fu la summa del “male bergogliano”: troppa democrazia, troppa partecipazione, troppa aria fresca. E ogni volta che qualcuno provava a immaginare una Chiesa meno autoreferenziale, ecco arrivare l’immancabile frenata dei guardiani del Tempio, pronti a soffocare ogni germoglio di novità.

La Chiesa di destra torna purtroppo a sorridere

E ora arriva Leone XIV, il nuovo idolo dell’ortodossia pavloviana. I suoi primi passi — pieni di moderazione calcolata, di continuità sussurrata e di gesti studiati — servono più a tranquillizzare le truppe conservatrici che a rispondere ai bisogni spirituali del nostro tempo. Quando fa propria Dilexit te, lo fa con l’entusiasmo di chi firma un modulo amministrativo: obbligato, ma non troppo convinto.La destra ecclesiastica, intanto, celebra: finalmente un papa che. sperano, faccia tornare la Chiesa a parlare dei soliti tre argomenti, in loop, per i prossimi vent’anni. Una gioia che ricorda molto il “wishful thinking”: vedere ciò che si desidera e non ciò che realmente è. Già mettono il cappello sul pontificato, come se Leone XIV fosse stato eletto per restaurare il Medioevo, non per accompagnare il XXI secolo.

La questione più spinosa sarà il rapporto tra Leone XIV e il nuovo culto politico-religioso in salsa trumpiana, quella miscela grottesca di fede, nazionalismo e volgarità che seduce una parte del cattolicesimo a stelle e strisce. Una sorta di fast food teologico che ha come testimonial J.D. Vance.

La domanda

Ci si domanda come il papa “americo-peruviano” intenda muoversi: farà da argine o si lascerà sedurre dalla lusinga del potere politico mascherato da zelo spirituale? Forse i conservatori hanno davvero motivo di festeggiare. Ma è una festa che somiglia a un ballo in maschera: tante apparenze, poca sostanza. Una restaurazione lucidata a nuovo, che mira a riprendere il controllo, non a rinnovare la missione. E mentre la nostalgia si traveste da teologia, il fantasma luminoso di Francesco I continua a ricordare che un’altra Chiesa non solo era possibile — ma lo è ancora.

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