C’è qualcuno che si sente particolarmente orgoglioso di tutto ciò, della Bomba bunker buster e di aver allargato il conflitto. Un orgoglio che costerà caro al mondo occidentale.
La bomba
Poco prima degli attacchi sugli impianti nucleari iraniani, i siti specializzati nel tracciamento degli aerei avevano riferito che sei bombardieri stealth B-2 americani avevano lasciato una base negli Stati Uniti e stavano sorvolando l’Oceano Pacifico. La loro destinazione era appunto l’Iran. Gli aerei B-2 possono trasportare i carichi più pesanti degli Stati Uniti, tra cui la GBU-57 Massive Ordnance Penetrator (MOP). Si tratta della bomba “bunker buster” da 30.000 libbre, ossia oltre 13 tonnellate per 6,6 metri di lunghezza. Quello della scorsa notte è stato il primo caso noto di utilizzo operativo di questa arma. Considerata il miglior mezzo per colpire obiettivi sotterranei rinforzati, è stata sganciata su Fordow proprio perché l’impianto nucleare è sepolto sotto una montagna. In realtà, sono state sganciate sei bombe, ma non è ancora chiaro l’esatto numero: altre fonti parlano di dodici ordigni. Altre due bombe sono state utilizzate contro il sito di Natanz. Inoltre, trenta missili da crociera Tomahawk sono stati lanciati da sottomarini contro gli altri due siti: Natanz e Isfahan.
Caratteristiche tecniche della GBU-57
La GBU-57 è stata progettata per penetrare fino a 61 metri sottoterra prima di esplodere. Secondo fonti, gli Stati Uniti ne hanno costruite venti unità. A differenza di molte bombe convenzionali che esplodono all’impatto, queste testate anti-bunker si interrano nel terreno ed esplodono solo una volta raggiunta la struttura sotterranea. Queste armi sono dotate di un involucro di acciaio rinforzato molto spesso che consente loro di penetrare strati di roccia. Come spiegato da Masao Dahlgren, specialista in armi presso il centro di ricerca CSIS di Washington, la loro efficacia risiede anche nel detonatore intelligente, che non si attiva all’impatto, ma rileva le cavità e detona quando entra nel bunker.

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