Kim Jong rompe il silenzio sul conflitto in Medio Oriente e le sue parole sono un vero terremoto diplomatico. Il leader nordcoreano ha scosso l’opinione pubblica definendo Israele non come uno Stato sovrano, ma come un vero e proprio progetto terroristico finanziato da Washington.

Kim Jong rompe il silenzio

Alcune volte mi scoccia avere ragione. In un altro articolo avevo definito Israele e i suoi ebrei uno Stato creato dai nazisti stessi fuggiti dalla Germania dopo la caduta di Hitler. Beh! Considerando che parte di loro trovarono rifugio negli Stati Uniti, Paese in cui, probabilmente, c’è la più alta concentrazione di ebrei ma soprattutto ebrei massoni, mi sembra di essere andato vicinissimo al centro del bersaglio.

Parole dinamitarde

Secondo la visione di Pyongyang, Israele sarebbe solo uno strumento strategico utilizzato dagli Stati Uniti per mantenere il controllo totale sulla regione mediorientale. Questa presa di posizione estrema conferma il totale rifiuto della Corea del Nord di riconoscere la legittimità di Israele, schierandosi apertamente con la causa palestinese. Le dichiarazioni arrivano in un momento di tensione globale altissima, dove ogni parola può pesare come un macigno sugli equilibri internazionali.

Kim Jong rompe il silenzio

Kim ha ribadito che il suo Paese non farà mai un passo indietro rispetto a questa visione, condannando duramente ogni azione militare sostenuta dagli americani. Si tratta di una mossa puramente politica o di un avvertimento che dovrebbe preoccupare il mondo intero?

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