Il voto: non so se provare più tenerezza o rabbia per chi, anche vista la povertà di questo governo, continua ad inneggiare a una destra ormai compromessa, ma soprattutto a vedere in Giorgia Meloni qualcuno di cui vantarsi.
Il voto: cosa provare?
Io sono socialista e questo lo sanno tutti, quindi ciò fa di me un uomo di sinistra… sicuramente progressista, ma non voterei mai un governo retto dalla Elly Schlein. Questo perché penso di essere coerente con la mia idea di sociale e socialismo nella società e, con mio enorme dispiacere, equivalgo, per inadeguatezza, la Schlein alla Meloni.
Le domande
Quindi la domanda è: perché lo fate? Perché ponete ancora è in modo ottusamente inossidabile, la vostra fiducia verso una persona che ha dimostrato e dimostra di aver distrutto e continua a distruggere il nostro Paese? In politica estera si è allineata a guerrafondai e genocidi, tanto da fare rimettere in discussione il servizio di leva, la possibilità di mandare i nostri ragazzi a combattere.
Il voto: perché continuate così cari elettori?
Allora mi rivolgo a quel elettorato un po’ strambo borghese: ma non avete dei figli da proteggere? Capisco qualche coatto di borgata che misura tutto con criminalità e violenza, ma voi mamme e papà borghesi di destra perché girate la testa dall’altra parte, quando questo governo abbraccia la follia della guerra? Per non parlare della politica interna con un debito pubblico e un deficit di occupazione imbarazzanti. Attenzione non sto facendo campagna elettorale per la sinistra… ho detto chiaramente che non voterò un governo a guida Schlein è per questo che chiedo delle primarie senza liste o senza prescelti se vi piace di più, ma non accetto che il o la premier candidato di centro sinistra si scelga tra tre/quattro persone.
Coerenza ma coraggio
Dobbiamo avere la coerenza e il coraggio, non di votare un colore ma un concetto molto più ampio di quanto abbiamo avuto fino ad ora. Allora il punto diventa ancora più scomodo, più tagliente: non è più solo una questione di destra o sinistra, ma di coscienza critica. Perché qui non si tratta di scegliere un leader come si sceglie un prodotto sullo scaffale, ma di capire se siamo ancora capaci di pretendere una visione, una struttura, una direzione che non sia fatta di slogan, paure e propaganda. Perché la verità, quella che nessuno vuole dire, è che questo sistema si regge su una complicità diffusa. Non solo chi governa, ma anche chi accetta. Non solo chi decide, ma anche chi giustifica.
Il voto: la visione ampia
È più facile aggrapparsi a un simbolo, a una bandiera, a una narrazione semplice, piuttosto che affrontare la complessità di un Paese che arretra mentre gli raccontano che sta avanzando. Allora sì, la responsabilità è politica, ma è anche culturale. È nell’aver ridotto il dibattito a tifoseria, nell’aver trasformato il dissenso in tradimento, nell’aver svuotato parole come “sociale”, “lavoro”, “diritti” fino a renderle gusci vuoti buoni per qualsiasi campagna elettorale.
La speranza della coerenza
Io parlo di coerenza, e credo ancora di fare bene. Ma la coerenza oggi è quasi un atto sovversivo. Perché essere coerenti significa non piegarsi al meno peggio, non accettare il ricatto del “non c’è alternativa”, non farsi incasellare in uno schema già scritto. Le primarie vere, aperte, senza nomi calati dall’alto, non sono solo uno strumento: sono una dichiarazione di guerra a questo meccanismo. Perché restituiscono centralità alle idee, non alle facce. Al progetto, non alla convenienza. Ma attenzione: senza una base culturale forte, anche le primarie rischiano di diventare l’ennesimo teatrino.
Il voto: serve un elettorato forte quasi sovversivo
Serve un elettorato che smetta di essere spettatore e torni ad essere protagonista. Che studi, che pretenda, che metta in discussione. Che non si accontenti. Perché un Paese non si salva cambiando semplicemente chi sta sopra. Si salva quando cambia ciò che sta sotto: la mentalità, la consapevolezza, il coraggio di rompere davvero. Altrimenti continueremo a oscillare tra illusioni opposte, convinti ogni volta di aver trovato la soluzione, mentre in realtà stiamo solo scegliendo una nuova forma dello stesso problema.
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