Mattarella, Nordio, Meloni… Sergio Mattarella, Carlo Nordio, Giorgia Meloni… e sullo sfondo la parabola grottesca di Nicole Minetti, l’equilibrismo della politica insensata.

Mattarella, Nordio, Meloni…

A forza di cercar di essere un Presidente della Repubblica super partes, Mattarella si è trovato invischiato nella politica infangata di questo centro destra che non è di destra, non è fascista, non è cristiano, non è neanche sovranista. È un governo pro lobbysta, pro sionista, pro neo nazista ma fino a quel punto di non doversi marchiare con una svastica. È anti islamico, anti umanitario e soprattutto spreca miliardi per finanziare guerre e poi fa spostamenti di bilancio per coprire le briciole. Mattarella, Nordio, Meloni e la questione Minetti, come la questione Palestina, Ucraina, Trump, sono l’essenza del valore morale di questo tempo politico italiano.

Il meccanismo

E allora il punto non è più nemmeno la singola scelta politica, la singola legge, il singolo scandalo. Il punto è il meccanismo. È la normalizzazione del paradosso. È il teatro permanente dove il potere si traveste da responsabilità mentre agisce come convenienza. Un equilibrio finto, costruito su compromessi opachi, su silenzi pesanti, su una diplomazia interna che non è neutralità ma sopravvivenza. Si parla di Stato, ma si pratica gestione. Si parla di valori, ma si esercita opportunismo. Si parla di identità, ma si vende posizionamento.

Mattarella, Nordio, Meloni…

E dentro questo schema, ogni figura istituzionale diventa ingranaggio. Anche chi dovrebbe essere garante. Anche chi dovrebbe essere limite. Anche chi dovrebbe essere simbolo. Perché quando il sistema si contamina, non resta spazio per l’estraneità: o stai dentro, o vieni marginalizzato.
E allora accade che la giustizia diventa narrazione. La politica estera diventa sudditanza travestita da alleanza.
La spesa pubblica diventa leva ideologica.
La comunicazione diventa anestesia collettiva.

Nessuna visione morale

Non c’è più distinzione tra errore e strategia, tra incapacità e volontà. Tutto confluisce in un’unica palude dove il cittadino è spettatore passivo di decisioni che non controlla, non comprende, non può più nemmeno contestare senza essere etichettato. Mentre si finanziano guerre, si racconta la pace. Mentre si restringono diritti, si parla di sicurezza. Mentre si svuotano le istituzioni, si celebra la democrazia.

Il cortocircuito

Questo è il vero cortocircuito: non l’ideologia, ma la sua assenza. Non la destra, non la sinistra, ma il vuoto riempito da interessi. Un tempo politico che non ha più nemmeno il coraggio di dichiararsi per ciò che è, e allora si mimetizza, si diluisce, si rende accettabile. In questo scenario, la questione Minetti non è un’anomalia. È una metafora. È il riflesso di una politica che ha smesso di selezionare, di costruire, di rappresentare. Una politica che galleggia, che si adatta, che sopravvive. Il problema non è chi governa. Il problema è cosa è diventato il potere.

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