Il vero capolavoro del Partito Democratico non è governare. È riuscire a vendere ogni volta la stessa minestra tecnocratica cambiando soltanto il packaging. Prima il moderato rassicurante, poi il progressista arcobaleno, poi il manager europeista, poi la rivoluzionaria da congresso universitario. Ma dentro la scatola c’è sempre la stessa identica sostanza: obbedienza atlantica, disciplina europea e retorica morale confezionata per elettori convinti di stare facendo la Resistenza mentre votano il bilancio della NATO.
Partito Democratico?
Una parte enorme dell’elettorato aveva davvero creduto che l’elezione di Elly Schlein potesse rappresentare una rottura. Finalmente — dicevano — una sinistra diversa, pacifista, ambientalista, sociale, alternativa all’automatismo euro-tecnocratico che da anni ha trasformato il PD in una filiale amministrativa di Bruxelles con sede secondaria a Washington.
Elly come Giorgia
E in effetti l’operazione di marketing era stata impeccabile. Gli iscritti avevano scelto Bonaccini, cioè il volto più tradizionale dell’apparato, ma le primarie aperte ribaltarono tutto. Sembrava quasi un film: la nuova sinistra, la svolta generazionale, il cambiamento. Mancava solo la colonna sonora emotiva e qualche lacrima televisiva in prima serata. Poi però è arrivata la realtà. E la realtà è stata straordinariamente cinica.
Partito Democratico?
Sulla guerra in Ucraina il PD ha votato praticamente in fotocopia con Giorgia Meloni. Invii militari? Sì. Riarmo europeo? Sì. Allineamento strategico NATO? Sì. Fondi alla difesa mentre sanità pubblica, scuola e welfare vengono smontati pezzo dopo pezzo? Ovviamente sì. Perché alla fine il pacifismo europeo funziona così: si manifesta con le bandierine colorate finché non arriva il voto vero. Lì improvvisamente tutti diventano consulenti della Lockheed Martin con la tessera progressista in tasca.
Voltagabbana
Il riarmo europeo è forse la più grande truffa semantica degli ultimi anni. Lo chiamano “difesa comune” perché “militarizzazione continentale finanziata tagliando servizi sociali” suonava un po’ meno elegante nei talk show. Poi c’è il capitolo tragicomico della cultura. La Biennale di Venezia osa invitare artisti e intellettuali russi — non generali, non propagandisti militari, non Putin in persona — semplicemente artisti. E immediatamente parte il riflesso pavloviano della censura morale.
I funzionari della censura armata
Politici europei che sembrano funzionari di un ministero della purezza ideologica iniziano a parlare di fondi da togliere, pressioni, punizioni, delegittimazioni. Una scena grottesca: l’Europa che si proclama culla del pluralismo mentre decide quali nazionalità artistiche siano moralmente autorizzate a esistere. Così il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, diventa bersaglio trasversale. PD, Fratelli d’Italia, apparati europei, moralisti professionisti: tutti improvvisamente uniti. Perché quando si tratta di controllare il racconto culturale, destra e sinistra scoprono sempre di avere una meravigliosa sintonia.
Partito Democratico?
Sul piano economico la situazione diventa quasi comica nella sua brutalità. Il nuovo Patto di stabilità viene venduto come “responsabilità fiscale”, che tradotto dal burocratese europeo significa: austerità con un font più moderno. Tagli, vincoli, limiti alla spesa pubblica, compressione sociale. E dentro questa meravigliosa architettura compare anche la firma politica di Gentiloni. Così il PD riesce nell’impresa storica di fingersi opposizione a regole economiche scritte dai propri uomini.
Tranello e scherzetto
È qui che nasce la sensazione più devastante: non esistono più vere alternative sistemiche. Esistono soltanto differenti uffici stampa della stessa linea geopolitica, economica e militare. Cambiano i toni, cambiano le parole d’ordine, cambiano hashtag, ma il software resta identico. La cosa più inquietante è che tutto questo viene raccontato come “difesa della democrazia”. Una democrazia sempre più ansiosa, censoriale, moralmente aggressiva, dove il dissenso viene rapidamente trasformato in eresia pubblica: propaganda, filorusso, populista, estremista, disinformante. Un vocabolario da inquisizione liberale usato da sistemi che continuano a definirsi aperti e pluralisti mentre restringono progressivamente gli spazi del pensiero non allineato.
Partito Democratico? Ma mi faccia li piacere direbbe Totò
Alla fine il problema non è più destra contro sinistra. Il problema è che una parte crescente dell’Occidente sembra aver sostituito il confronto democratico con la gestione centralizzata della verità consentita. E la cosa più ironica è che tutto questo avviene in nome della libertà.
7
