Il tovagliolino della gelateria e l’arte nobile di spostare lo sporco. Avete mai notato che i tovagliolini delle gelaterie hanno un’anima sadica? No, perché non sono semplicemente inutili: sono provocatori.
Il tovagliolino della gelateria e l’arte nobile di spostare lo sporco
Li prendi con fiducia, li guardi come se fossero alleati in una battaglia appiccicosa contro il gelato che cola sulla mano, e loro cosa fanno? Tradiscono. Sempre. Ti guardano con quella consistenza che non è carta, non è tessuto, non è neanche un concetto chiaro di materia: è una specie di illusione tattile, come la promessa elettorale di un deputato a fine campagna… Provi a pulirti e invece di togliere lo sporco… lo sposti.
Lo sporco ha una vita propria
Dal dito al polso. Dal polso al braccio. Dal braccio ai pantaloni. Fino a quando, nel tentativo disperato di riparare i danni, sembri un reduce di una battaglia alla stracciatella. È un’esperienza teologico–politica: il male non si elimina, si redistribuisce. E lì, davanti al tuo cono devastato, ti rendi conto che quel tovagliolino è la metafora perfetta della politica italiana. Loro non risolvono i problemi. Li spostano. Elegantemente. Come se fossero macchie di nocciola su una camicia bianca di lino in agosto.
Il tovagliolino della gelateria e l’arte nobile di spostare lo sporco
Pensateci: ogni volta che in Parlamento si parla di “riforma”, dovremmo immaginare un grande tovagliolino semi–trasparente che scivola su una scrivania di vetro. Non serve, ma dà l’idea che qualcuno stia facendo qualcosa. L’importante è il gesto: l’asciugata simbolica. Il politico medio italiano, davanti a un problema, reagisce come un cliente davanti a una goccia di gelato che cola: panico, improvvisazione e un eccesso di movimento inutile. Prima lo tampona con la prima proposta di legge che gli capita sotto mano, poi, quando vede che la situazione peggiora, comincia a leccare dove non dovrebbe. E a quel punto, come il tovagliolino, tutto diventa appiccicoso: le mani, le promesse, i bilanci.
L’altra vita del tovagliolino
Il tovagliolino della gelateria è un oggetto profondamente pedagogico. Ti insegna la verità del potere: non serve eliminare il problema, basta spostarlo abbastanza lontano da non sembrare tuo. Ecco perché i nostri deputati sembrano così sereni: non hanno mai risolto nulla, ma sono diventati maestri nell’arte dello spostamento.
Il tovagliolino della gelateria e l’arte nobile di spostare lo sporco
L’economia va male? Spostiamo la colpa sull’Europa. L’ambiente collassa? Spostiamo la responsabilità alle generazioni future, che tanto non votano. Le scuole crollano? Spostiamo il discorso sulla “valorizzazione dei giovani talenti”. I giovani scappano all’estero? Spostiamo l’inquadratura sul turismo di ritorno: “È bello che viaggino!” Come dire: il gelato si scioglie, ma noi abbiamo il tovagliolino del progresso! Ma attenzione: ogni volta che uno di loro pronuncia la parola “riforma strutturale”, da qualche parte un tovagliolino si piega su se stesso e ride. Perché anche la riforma strutturale, in Italia, è un modo elegante per dire “abbiamo spostato la macchia più in là”.
Loro non asciugano… distribuiscono.
Cittadino bruscolinaro
E tu, cittadino-cono alla mano, resti lì, sporco e illuso, a chiederti dove sia finita la vera carta assorbente della democrazia.
Ma non è solo una questione pratica… è una questione estetica. Hai mai visto un politico con le mani pulite? Impossibile. Anche se ci prova, lascia sempre un alone di cioccolato istituzionale… Eppure sorride. Perché sa che il popolo non vuole pulizia: vuole la sensazione che qualcuno stia passando un tovagliolino. La politica italiana vive di simboli e il tovagliolino è il più grande di tutti. È leggero, fragile, si sbriciola al primo contatto con la realtà. Ma c’è! È presente! Come la “cabina di regia”. Come la “commissione tecnica”. Come la “verifica di maggioranza”.
Il tovagliolino della gelateria e l’arte nobile di spostare lo sporco
Tutte parole tovagliolino: danno l’idea che si stia facendo ordine, mentre in realtà si sta solo spalmando il gelato sulla faccia del Paese. Non è colpa loro, eh… È genetica istituzionale. C’è chi nasce per creare e chi nasce per asciugare male. I nostri deputati, poveretti, sono così: hanno il riflesso pavloviano del tovagliolino. Vedi un problema? Spostalo. Vedi una crisi? Tampona. Vedi un cittadino arrabbiato? Offrigli un gelato e digli che il tovagliolino arriverà con la prossima legge di bilancio. Pensate al dramma della sanità. I pronto soccorso esplodono, le liste d’attesa sembrano romanzi di Tolkien, e loro che fanno? Spostano la colpa: “È la pandemia!” “È la burocrazia!” “È la carenza di medici!” Come se tutto fosse un gelato che cola da un lato solo del cono e bastasse girarlo per non sporcare.
Il gelato della realtà
Ma il gelato della realtà, signori miei, cola da ogni parte e il tovagliolino istituzionale non assorbe. Ogni legge, ogni decreto, ogni finanziaria sembra scritta con la stessa filosofia del tovagliolino: “Non serve che funzioni, basta che sembri impegnata.” È l’arte sublime dell’apparenza e mentre noi cittadini cerchiamo disperati una salvietta vera, loro sventolano i loro tovagliolini con aria fiera, come vessilli patriottici. C’è un’eleganza quasi rituale in questo: lo sventolio del nulla. Ma guai a dirlo! Se osi far notare che il tovagliolino non asciuga, ti accusano di essere negativo, disfattista, populista, complottista, anti-italiano.
Il tovagliolino della gelateria e i bla bla bla
“Noi lavoriamo per il Paese!” ti dicono.
Sì, come il tovagliolino lavora per la mano: crea l’illusione che qualcosa stia cambiando, mentre sotto, il disastro continua a colare. C’è sempre quel momento tragico, sia in gelateria che in politica, in cui ti rendi conto che ormai è troppo tardi: sei sporco ovunque e anche se cercassi un tovagliolino nuovo, sarebbe uguale al primo. Solo più umido, più fragile, più inutile. Esattamente come il nuovo partito che promette di cambiare tutto, con gli stessi protagonisti del vecchio.
Che poesia
C’è qualcosa di poetico in tutto questo: la ciclicità dell’errore, l’arte del rinvio, la perfezione del gesto inefficace. È la filosofia del “lo faremo dopo”, che in Italia non è procrastinazione, è identità nazionale. Perché in fondo noi ci siamo abituati… anzi, ci piace.
Ci piace l’idea del tovagliolino, ci fa sentire civili. Ci fa credere che la macchia non sia più nostra. Proprio come ci piace credere che i politici “stiano lavorando”. Nel frattempo, la realtà cola lenta, inesorabile, sulle dita della Repubblica… e sapete la parte più tragica? Che ogni tanto qualcuno propone davvero un tovagliolino vero. Uno di quelli spessi, con un minimo di dignità cellulare e lì scatta il dramma: “Troppo costoso!”, “Non sostenibile!”, “Non è il momento!”
Meglio tenersi quello sottile, trasparente, che almeno si piega bene nei talk show.
Così continuiamo, felici e unti, in questa grande gelateria parlamentare.
Ognuno con il suo gusto preferito: chi alla vaniglia dell’ottimismo, chi al cioccolato dell’opposizione, chi al pistacchio dell’astensione. E tutti, senza eccezioni, con le mani sporche di promesse.
Ma non preoccupatevi: la prossima legislatura arriverà con un nuovo tovagliolino. Un po’ più colorato, un po’ più sottile, con lo stesso risultato. Sposterà ancora lo sporco… solo più in là e noi applaudirermo, come sempre, con le mani appiccicose.
By Fabio Fiorina
