Il problema di fondo è il popolo degli Stati Uniti, altrimenti non saremmo sommersi da presidenti estremamente inutili e superficiali, lo specchio di una società che troppo spesso vive intrappolata nell’immediatezza, nell’apparenza, nel consumo e con una pistola in tasta. Una società che, con la paga del venerdì, spesso fatica ad arrivare al venerdì successivo, mentre continua a credere che il successo sia soltanto una questione di volontà individuale.
Il problema di fondo è il popolo degli Stati Uniti
Ma la questione più inquietante è la miseria umana, culturale ed economica che affiora in vaste aree della provincia statunitense. Un mondo rimasto prigioniero del cosiddetto sogno americano, un sogno trasformato in slogan, in pubblicità permanente, in una promessa che per milioni di persone non si è mai realmente concretizzata. La retorica della libertà assoluta finisce così per scontrarsi con la realtà di chi vive schiacciato dai debiti, dalla precarietà, da un sistema sanitario costosissimo, dall’assenza di reali opportunità di mobilità sociale.
La povertà culturale
Esiste una povertà culturale che, a mio giudizio, colpisce una parte significativa di quella società. Una povertà alimentata da un’informazione spettacolarizzata, da una politica ridotta a tifo da stadio, dalla convinzione che ogni problema possa essere risolto con uno slogan patriottico o con l’ennesimo uomo forte di turno. È in questo terreno che prosperano leader mediocri, trasformati in salvatori da un consenso costruito più sull’emotività che sulla competenza.
Il problema di fondo è il popolo degli Stati Uniti
Il vero fallimento, allora, non è soltanto quello della classe dirigente. È l’incapacità di una parte della società di pretendere qualcosa di migliore. Quando il livello del dibattito pubblico si abbassa fino a confondere l’intrattenimento con la politica, il potere non ha più bisogno di convincere: gli basta recitare.
Ed è forse questa la contraddizione più grande degli Stati Uniti contemporanei. Il Paese che per decenni ha esportato l’immagine della libertà e del progresso rischia di diventare il simbolo di una società che ha sostituito il pensiero critico con il marketing, la cultura con la propaganda, il cittadino con il consumatore. E quando una democrazia smette di formare cittadini consapevoli per limitarsi a produrre spettatori, la crisi non appartiene più soltanto ai suoi presidenti: appartiene all’intero sistema che li genera.
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