Il Presidente Mattarella ama prendere in giro la popolazione. Alla sua veneranda età e con tutta l’astuzia del politichese, Mattarella dovrebbe prima rivolgersi alla classe di ladri, mafiosi, affaristi, lobbisti e assassini che abitano il parlamentino italiano. Principalmente dovrebbe ammettere che un nuovo patto sociale è ormai indispensabile, inevitabile e improcrastinabile. Quando si parla di patto sociale però, caro Presidente, non parliamo di “Consolidare l’architettura della fiducia tra istituzioni e cittadini“, come ha dichiarato lei, perché in questo modo ci prende in giro. Quando parliamo di “Nuovo Patto Sociale” indichiamo un accordo o patto sociale (o patto per lo sviluppo) siglato periodicamente tra governi, sindacati e organizzazioni datoriali per gestire l’inflazione, i salari e le politiche occupazionali. Mi dispiace che per l’ennesima volta la sua mente istituzionale non sia andata oltre gli schemi e le necessità della vostra politica affaristica.

Il Presidente Mattarella ama prendere in giro la popolazione

Il problema, Presidente Mattarella, è che gli italiani non vivono più dentro i comunicati ufficiali del Quirinale, ma dentro bollette impossibili, stipendi fermi da vent’anni, precarietà cronica, affitti insostenibili e un potere d’acquisto ormai devastato dall’inflazione e dalla speculazione. Mentre milioni di persone arrancano per sopravvivere, la politica continua a rifugiarsi nelle solite formule vuote, nei richiami morali da cerimonia istituzionale e nelle parole astratte costruite per non disturbare mai davvero i centri del potere economico. Parlare oggi di “fiducia tra istituzioni e cittadini” senza affrontare il disastro sociale che il vostro sistema politico ha prodotto significa usare la retorica come anestetico collettivo. La fiducia non nasce dai discorsi solenni del 2 giugno, ma dalla giustizia sociale, dai salari dignitosi, dalla possibilità concreta di vivere senza paura del futuro. E invece l’Italia continua a essere governata come un enorme mercato del lavoro povero dove i cittadini vengono trasformati in numeri, debitori e consumatori precari.

Il vuoto dialettico

Lei parla di ascolto, dialogo e prossimità. Ma dov’era questa “prossimità” mentre intere generazioni venivano condannate alla precarizzazione permanente? Dov’era l’ascolto mentre il costo della vita divorava stipendi e pensioni? Dov’era la sensibilità sociale mentre la politica italiana spendeva miliardi in riarmo, interessi bancari, salvataggi finanziari e privilegi parlamentari lasciando il tessuto produttivo e sociale del Paese lentamente marcire? Il vero problema dell’Italia non è la mancanza di parole istituzionali, il problema è che le istituzioni hanno progressivamente perso credibilità perché troppo spesso sono apparse al servizio degli equilibri finanziari, delle lobby economiche, dei vincoli europei e delle convenienze geopolitiche piuttosto che della popolazione reale.

Il Presidente Mattarella ama prendere in giro la popolazione

Basta con questa retorica paternalista sulla “coesione sociale”. La coesione sociale non si costruisce invitando i cittadini alla fiducia mentre il lavoro viene svalutato, i giovani emigrano, le famiglie si impoveriscono e la classe politica continua a vivere dentro un sistema di privilegi completamente scollegato dalla realtà quotidiana.Se davvero si vuole parlare di nuovo patto sociale, allora si abbia il coraggio di dire la verità: serve ridiscutere salari, redistribuzione della ricchezza, protezione del lavoro, fiscalità, diritto alla casa, sanità pubblica e sovranità economica. Tutto il resto è semplicemente linguaggio istituzionale costruito per prendere tempo mentre il Paese continua lentamente a disgregarsi.

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