Il Papa ha ricevuto in udienza Mahmoud Abbas, Presidente dello Stato di Palestina, nel Palazzo Apostolico Vaticano. Una ricorrenza simbolica: dieci anni dall’Accordo Globale tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, firmato il 26 giugno 2015. Dieci anni dopo, lo scenario è drammaticamente peggiorato. Gaza è ridotta in macerie, le voci dei bambini si sono spente sotto la polvere dei bombardamenti, e la diplomazia, come sempre, si limita a sussurrare parole stanche.

Il Papa

La Santa Sede ha diffuso il consueto comunicato: “Durante il cordiale colloquio, è stata constatata l’urgenza di prestare soccorso alla popolazione civile a Gaza e di porre termine al conflitto, perseguendo la prospettiva della soluzione a due Stati.”
Parole morbide, diplomatiche, come piume che non graffiano nessuno. Ma il tempo delle piume è finito.

Senza forza

Santità, dov’è la forza della parola cristiana? Dov’è la ribellione del Vangelo? Dov’è la compassione che muoveva Cristo davanti all’ingiustizia? Il suo messaggio è scarico, svuotato di dolore e di accusa. Lei parla di “urgenza di soccorso” come se non stessimo assistendo a un genocidio in diretta mondiale. Eppure le immagini scorrono davanti a tutti, e anche il silenzio pesa come una colpa.

Il Papa

Vorrei ricordarle, Santità, che la religione cristiana discende da quella ebraica. Che i comandamenti che dovrebbero regolare la condotta del cosiddetto popolo di Dio sono gli stessi che lei predica ogni domenica da un balcone ormai stanco di parole. E allora, come può non alzare la voce contro chi li calpesta quotidianamente? “Non uccidere”, recita il più elementare dei comandamenti. Eppure il sangue innocente scorre senza che lei lo chiami per nome.

La soluzione…

Lei parla di “soluzione a due Stati” come se fosse un esercizio di equidistanza, ma oggi l’equidistanza è complicità. Il Papa che non grida, il Papa che non denuncia apertamente i carnefici, il Papa che non nomina i colpevoli diventa parte del loro silenzio, della loro omertà diplomatica. Santità, lei non può chiedere pace senza prima denunciare l’assassinio. Non può chiedere compassione senza prima mostrare la sua. Non può benedire un popolo in ginocchio senza sporcarsi le mani con la verità.

Il Papa

Cristo rovesciò i tavoli dei mercanti nel tempio. Lei, invece, sembra apparecchiare la tavola ai mercanti d’armi e di potere che trafficano sulle ossa dei civili. La Chiesa che tace davanti al genocidio non è madre, è matrigna. Santità, lei è complice del genocidio se non osa nominarlo. È complice se preferisce la prudenza alla verità, la diplomazia alla giustizia, la neutralità alla compassione.

COMPLICE…

Non basta pregare per Gaza. Bisogna gridare per Gaza. Bisogna piangere, accusare, denunciare. Un Papa che non trema di fronte all’orrore non guida più i fedeli, li abbandona al buio. Santità, non servono parole “cordiali”, servono parole che brucino. Il mondo non ha bisogno di una benedizione neutra, ma di un urlo profetico. Altrimenti la croce che porta diventa solo un simbolo svuotato, e il suo silenzio, un tradimento del Vangelo.

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