Il Papa all’angelus di oggi invoca la pace, invoca percorsi di dialogo affinché le violenze, mai risolutorie, abbiano fine. Ma forse il problema è proprio lui non tanto il messaggio. Il suo messaggio non ha forza… è come se parlasse Tajani. Un personaggio morto. Morto come la sua Chiesa che non riempie neanche la metà di Piazza San Pietro.
Il Papa, all’angelus di oggi invoca il vuoto
Forse il percorso passato di questa Chiesa ha spento la fiamma dello Spirito nel concetto stesso di spiritualità cristiana. Peccato! Peccato perché a furia di smembrare il cristocentrismo a favore della Ragion di Stato, la Chiesa cattolica e il suo papato ricordano troppi abusi, troppi crimini, troppe manipolazioni e bugie. Il problema, allora, non è l’appello alla pace. Quello, sulla carta, è persino nobile. Il problema è la credibilità di chi lo pronuncia.
Il vuoto
Quando le parole arrivano da un’istituzione che per secoli ha predicato il Vangelo mentre trattava con imperi, re e governi come una potenza qualunque, quelle parole suonano inevitabilmente vuote. Non perché la pace sia un’illusione, ma perché chi la invoca ha troppe ombre dietro di sé per riuscire a incarnarla davvero. La storia pesa come un macigno. Le crociate benedette dagli altari, le alleanze con i poteri più spietati d’Europa, il silenzio davanti a dittature e massacri quando conveniva alla diplomazia vaticana. Ogni volta che la Chiesa ha scelto il potere invece della profezia, ha spento un pezzo della sua stessa voce.
Il Papa, all’angelus di oggi invoca il vuoto
Oggi quel conto arriva puntuale. Così accade che un Angelus — che un tempo avrebbe fatto tremare i troni — oggi scivoli via come un comunicato qualsiasi. Parole educate, moralmente corrette, ma prive di quella forza capace di incendiare le coscienze. Non è più la voce che scuote il mondo: è la voce che lo commenta da bordo campo. Il vuoto di Piazza San Pietro non è solo un problema di turismo religioso o di secolarizzazione. È il sintomo di qualcosa di più profondo: una frattura tra la Chiesa istituzione e quella sete spirituale che, paradossalmente, continua ad abitare milioni di persone.
La fede si basa sulla verità e il Vaticano non ha verità
La fede, infatti, non è morta. È la credibilità delle strutture che pretendevano di custodirla ad essersi consumata. Quando per decenni si predica il Vangelo mentre si pratica la geopolitica, quando la Croce diventa un simbolo da esibire nei palazzi del potere, il risultato è inevitabile: il messaggio si svuota, la parola perde peso, l’autorità morale evapora.
Il Papa, all’angelus di oggi invoca il vuoto
Così oggi il Papa parla di pace… ma il mondo ascolta con la distrazione che si riserva ai rituali stanchi. Non perché la pace non sia necessaria — lo è disperatamente — ma perché chi dovrebbe essere coscienza critica dell’umanità appare sempre più come una struttura burocratica del sacro. Una macchina antica, carica di storia e di simboli, ma incapace di accendere davvero quella fiamma che, un tempo, faceva tremare imperi e muovere popoli.
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