Il grande affare del riarmo: lo Stato paga, Leonardo incassa e la Farnesina autorizza. Il riarmo italiano non è più una promessa politica, rappresenta ormai un gigantesco flusso finanziario, industriale e diplomatico, alimentato direttamente dalle risorse pubbliche.
Tra Kiev, Israele e Libano, i numeri descrivono un sistema formalmente regolato, ma protetto da segreti, classificazioni e informazioni difficili da incrociare.
Affare del riarmo
Il bilancio ordinario della Difesa ha raggiunto 31,298 miliardi nel 2025, aumentando del 7,2%, mentre per il 2026 sono previsti altri 31,209 miliardi. Il bilancio integrato, comprendente fondi di altri ministeri, è arrivato a 35,492 miliardi, ma secondo il più ampio calcolo NATO la spesa 2025 sale a circa 45,3 miliardi, il 2,01% del PIL. Sono perimetri differenti, dunque non confrontabili senza spiegazioni, proprio quella confusione contabile che rende difficile comprendere quanto stiamo spendendo realmente.
La programmazione riarmo
La programmazione aggiunge 35,094 miliardi distribuiti nei prossimi quindici anni per ammodernamento, armamenti, mezzi, munizionamento, programmi aeronautici, navali, terrestri, spaziali e sistemi digitali. La NATO stima inoltre che nel 2026 l’Italia raggiungerà circa il 2,1% del PIL nella difesa propriamente detta, mentre il Governo indica il 2,8% aggiungendo sicurezza interna e altre voci riclassificate.
Chi compra le armi italiane
Nel 2025 le autorizzazioni complessive all’uscita di materiali militari hanno raggiunto 9,164 miliardi, mentre le esportazioni definitive realmente effettuate sono state circa 5,142 miliardi. La differenza è fondamentale, perché un’autorizzazione non rappresenta automaticamente una consegna, un ricavo già incassato oppure un profitto.
Il principale destinatario è stato il Kuwait con 2,591 miliardi, seguito da Germania con 526 milioni, Stati Uniti con 363 milioni, Ucraina con 349 milioni, Francia con 346 milioni, Regno Unito con 345 milioni, Turchia con 338 milioni, programmi NATO con 315 milioni, India con 300 milioni e Brasile con 214 milioni. Soltanto il 37,62% delle autorizzazioni ha riguardato Paesi appartenenti all’Unione europea oppure alla NATO, il restante 62,38% è finito fuori da questi perimetri.
Affare del riarmo
Il SIPRI certifica la trasformazione: tra i periodi 2016-2020 e 2021-2025 le esportazioni italiane di grandi sistemi militari sono aumentate del 157%, portando l’Italia dal decimo al sesto posto mondiale. Il 59% delle forniture italiane è stato diretto verso il Medio Oriente.
Leonardo, il grande vincitore
Leonardo non è un consorzio, ma una società per azioni quotata, controllata dal Ministero dell’Economia attraverso una partecipazione del 30,204%.
Nel 2025 Leonardo ha ottenuto autorizzazioni individuali all’esportazione per 4,176 miliardi, equivalenti al 54,09% del settore, davanti a Iveco Defence con 574,8 milioni, RWM Italia con 356,3 milioni e MBDA Italia con 245,1 milioni. Queste cifre indicano il valore delle licenze, non il guadagno netto delle aziende.
Il gruppo Leonardo ha comunque chiuso il 2025 con 19,5 miliardi di ricavi, 23,8 miliardi di nuovi ordini, 46,6 miliardi di portafoglio e un risultato netto consolidato di 1,334 miliardi.
Quanto guadagna lo Stato dalla morte dei bambini?
Quanto guadagna direttamente lo Stato dalla propria quota? Leonardo possiede 578.150.395 azioni e ha distribuito un dividendo di 0,63 euro per azione. Applicando la partecipazione del 30,204%, il Ministero dell’Economia ha incassato circa 110 milioni lordi sui risultati 2025. La partecipazione pubblica, alla quotazione di 50,33 euro registrata il 21 settembre 2026, valeva inoltre circa 8,8 miliardi, ma questo rappresenta un valore patrimoniale e non denaro immediatamente disponibile.
Lo Stato, quindi, spende decine di miliardi nella difesa, sostiene l’industria, autorizza le esportazioni e riceve circa 110 milioni attraverso i dividendi Leonardo. Il vero ritorno industriale comprende occupazione, forniture e imposte, ma non esiste un rendiconto pubblico capace di dimostrare quanto ritorni realmente nelle casse collettive.
Kiev, Israele e Libano
Nel 2025 l’Ucraina ha ottenuto licenze commerciali per 348,97 milioni, separate dalle forniture governative dirette, escluse dalle statistiche UAMA. L’Italia ha consegnato dodici pacchetti militari dal contenuto classificato, valutati complessivamente oltre tre miliardi, mentre l’assistenza civile bilaterale dichiarata dalla Farnesina ammonta ad altri tre miliardi, dei quali 310 milioni destinati direttamente al bilancio ucraino. Parliamo quindi di oltre sei miliardi complessivi, ma non di un unico trasferimento monetario, perché una parte riguarda mezzi valutati contabilmente, prestiti, garanzie e programmi civili.
Affare del riarmo: verso Israele
Verso Israele sono state concesse nuove licenze individuali nel 2024 e nel 2025. Le precedenti autorizzazioni hanno continuato a produrre spedizioni. Nel 2025 risultano trasferimenti definitivi per 3,037 milioni e riesportazioni per 19,604 milioni, complessivamente oltre 22,6 milioni. Contemporaneamente l’Italia ha autorizzato importazioni militari da Israele per 85 milioni, dopo i 154,9 milioni del 2024.
Leonardo sostiene…
Leonardo sostiene di non avere autorizzato nuove esportazioni verso Israele dopo l’inizio della guerra e dichiara soltanto due vecchi contratti di manutenzione per velivoli da addestramento non armati. Le accuse mosse da alcune associazioni sono state contestate dall’azienda e non possono essere presentate come fatti giudiziariamente accertati. La realtà è che Leonardo, o meglio lo Stato italiano, nel 2026 ha esportato verso Israele il doppio degli anni precedenti sviluppando un traffico pari a circa 300 milioni.
Libano…
Al Libano, invece, nel 2025 sono state concesse due nuove autorizzazioni per 1.564.155 euro, riguardanti armi e sistemi automatici di calibro non superiore a 12,7 millimetri. La relazione indica il Paese destinatario, ma non permette di collegare pubblicamente azienda, acquirente finale, quantità e singola fornitura. Non esiste quindi alcuna prova che questi materiali siano finiti a Hezbollah, affermazione che sarebbe irresponsabile sostenere senza documentazione.
La stanza dei segreti
Se vogliamo chiamarla “stanza dei segreti”, essa possiede in realtà un nome pubblico: UAMA, l’Autorità della Farnesina che rilascia le licenze per esportazione, trasferimento, intermediazione, assistenza tecnica e transito dei materiali militari.
Una cabina clandestina composta da servizi segreti, Leonardo e Governo. L’intelligence italiana dipende dalla Presidenza del Consiglio attraverso il DIS, non dalla Farnesina, mentre i contenuti classificati delle forniture a Kiev vengono esaminati dal COPASIR.
Affare del riarmo
Il problema documentato è forse persino più grave: lo Stato è contemporaneamente cliente dell’industria militare, azionista di Leonardo, controllore delle esportazioni, protagonista diplomatico e custode delle informazioni classificate. Intanto oltre il 66% delle transazioni bancarie legate alle esportazioni definitive passa attraverso UniCredit, BNL e Deutsche Bank, senza che siano pubblicati compensi, commissioni e guadagni degli intermediari.
La vera inchiesta deve quindi chiedere la pubblicazione, per ogni licenza, dell’azienda esportatrice, del materiale, del valore, dell’acquirente e utilizzatore finale, della banca coinvolta, delle consegne effettuate e dei controlli successivi.
Perché quando il controllore, il cliente e l’azionista appartengono allo stesso Stato, la trasparenza non rappresenta un fastidio amministrativo, ma l’ultima difesa rimasta alla democrazia.
© Fabio Fiorina – Spotlight
