governo Meloni ha trasformato Palazzo Chigi nel municipio immaginario di Cetto La Qualunque: promesse smisurate, slogan muscolari, nemici inventati e risultati talmente piccoli da dover essere ingranditi con la lente della propaganda. Avevano promesso di cambiare l’Italia, hanno cambiato soltanto il tono della voce, alzandolo ogni volta che i numeri hanno smentito il racconto.
Il governo Meloni
La crescita è diventata uno zerovirgola permanente: “nel 2025 il PIL è aumentato appena dello 0,5 per cento, mentre la pressione fiscale è salita ancora” (https://www.istat.it/comunicato-stampa/pil-e-indebitamento-delle-ap-anni-2023-2025/). Altro che nazione liberata dalle tasse: paga chi lavora, paga chi produce, paga chi consuma, mentre il governo vende qualche ritocco come una rivoluzione epocale.
Questa non è politica è un mercato
La politica del “chi se ne importa”, purché la fotografia venga bene e il comizio finisca prima che qualcuno faccia una domanda vera. La sanità pubblica perde sangue, le liste d’attesa diventano calendari dell’abbandono e “milioni di persone rinunciano a visite ed esami”. Il cittadino può scegliere: aspettare mesi oppure pagare. Se non può fare né l’una né l’altra cosa, si ammala in silenzio. Questa sarebbe la grande difesa della patria? Una patria nella quale il diritto alla salute dipende dal saldo del conto corrente?Sul lavoro si celebra ogni contratto come una conquista imperiale, ma si tace sul potere d’acquisto consumato, sui salari poveri, sulla precarietà e sui giovani costretti a partire.
Il governo Meloni
La povertà non scompare cancellando un sussidio, cambia indirizzo, entra nelle famiglie, spegne i riscaldamenti e svuota i frigoriferi.Poi arriva il grande teatro: sicurezza, famiglia, Dio, confini, identità. Parole lanciate come coriandoli per coprire l’assenza di una politica industriale, di una visione sociale, di investimenti sufficienti nella scuola e nella ricerca. Si governa contro qualcuno, mai per tutti; contro i migranti, contro le famiglie non conformi, contro chi protesta, contro chi disturba la narrazione.
Il melonismo trumpiano
Il melonismo è questo: Cetto La Qualunque con la fiamma nel simbolo e il vestito istituzionale, una politica che promette tutto, attribuisce ogni fallimento a chi c’era prima e presenta ogni retromarcia come vittoria. Ma la realtà non applaude, presenta il conto. Il conto lo stanno pagando lavoratori, pensionati, malati, giovani e poveri, mentre dal balcone della propaganda continuano a gridare che va tutto meravigliosamente bene. Non è governo, è avanspettacolo pagato dai cittadini: molta bandiera, poco pane, moltissima obbedienza. Cetto almeno faceva ridere; qui resta soltanto l’amarezza di un Paese più fragile, più solo e più ingiusto. E questa non è affatto una battuta.
© Lay Di Pietro

