Il G7 si è concluso con il consueto miracolo diplomatico. I leader mondiali sono arrivati divisi su tutto e, dopo qualche fotografia di gruppo, una stretta di mano e una cena di gala, hanno improvvisamente ritrovato pace, armonia e sintonia universale.Che

Il G7 si è concluso con il consueto miracolo diplomatico

Che meraviglia la politica internazionale. Guerre aperte, dazi commerciali, crisi energetiche, tensioni geopolitiche, interessi economici inconciliabili, eppure basta un vertice di quarantotto ore per trasformare ogni conflitto in una questione di dettagli. Sembra quasi una terapia di coppia per potenze globali: ci si accusa davanti alle telecamere, ci si punzecchia nelle conferenze stampa, poi arriva il brindisi ufficiale e tutto torna magicamente a posto.

Sempre la stessa pagliacciata

Ogni anno il copione si ripete identico. Decine di auto blindate, migliaia di agenti schierati, città blindate, zone rosse, jet privati, conferenze, sorrisi di circostanza e dichiarazioni solenni sulla necessità di costruire un futuro migliore. Ogni anno il mondo esce dal G7 esattamente com’era entrato. Il vertice si presenta come il luogo in cui si decidono le sorti del pianeta, ma sempre più spesso assomiglia a una rappresentazione teatrale ben organizzata. Sul palco si recita il copione dell’unità occidentale, dietro le quinte si continua a negoziare sulla base degli interessi nazionali.La vera notizia non è che abbiano trovato un’intesa.

Il G7 si è concluso con il consueto miracolo diplomatico

La vera notizia è la velocità con cui l’hanno trovata. In poche ore sono evaporate divergenze che durano da anni. Evidentemente la diplomazia internazionale possiede poteri straordinari, peccato che funzionino soltanto davanti alle telecamere.Il G7 si conferma così per quello che appare sempre più evidente: una grande pagliacciata confezionata alla perfezione, dove la scenografia conta più delle soluzioni e la fotografia finale vale più dei risultati concreti.

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