Il G7 continua a presentarsi come il tavolo delle grandi democrazie occidentali, il luogo in cui si decidono le sorti del pianeta. La realtà, però, racconta qualcosa di diverso. Più che un organismo capace di governare le trasformazioni globali, appare sempre più come un club ristretto che difende interessi economici, strategici e geopolitici di una parte del mondo.
Il G7 continua a presentarsi come il tavolo delle grandi democrazie
Sette Paesi che rappresentano una quota sempre più ridotta della popolazione mondiale pretendono di definire le regole per tutti gli altri. Cina, India, Brasile, Sudafrica e molte economie emergenti osservano da fuori decisioni che influenzano commercio, energia, sicurezza e finanza internazionale. È difficile parlare di governance globale quando gran parte del pianeta non ha voce.
Niente profezie
Negli anni il G7 ha perso la capacità di anticipare le crisi e di offrire soluzioni condivise. Dalla gestione dei conflitti internazionali alle emergenze climatiche, passando per le disuguaglianze economiche e la speculazione finanziaria, i risultati concreti sono spesso inferiori alle promesse annunciate nei comunicati finali.
Il G7 continua a presentarsi come il tavolo delle grandi democrazie
I vertici si trasformano sempre più in grandi operazioni di comunicazione, tra dichiarazioni solenni, fotografie di rito e parole ripetute all’infinito: sostenibilità, cooperazione, inclusione, sicurezza. Dietro la retorica, però, persistono interessi nazionali divergenti, strategie economiche concorrenti e una crescente incapacità di costruire una visione comune.
Il rischio
Il rischio è che il G7 diventi il simbolo di un ordine internazionale ormai in crisi, incapace di comprendere un mondo multipolare che cambia velocemente. Continuare a difendere vecchi equilibri non significa garantire stabilità, significa soltanto ritardare l’inevitabile trasformazione degli assetti globali.
Forse la vera domanda non è cosa deciderà il prossimo G7, ma quanto a lungo il mondo continuerà a considerarlo davvero rilevante.
