Il discorso di Massimo D’Alema, tornato recentemente dalla Cina, si colloca in un momento cruciale della politica internazionale, in cui il cosiddetto “vecchio ordine mondiale” mostra tutte le sue crepe.
Il discorso di Massimo D’Alema
L’ex presidente del Consiglio, intervistato da La Stampa, ha voluto offrire la sua visione di un futuro inevitabilmente multipolare, invitando l’Europa a guardare a Est non più con diffidenza e spirito di contrapposizione, ma con l’intelligenza della cooperazione.
La vecchia volpe ci vede lontano
Il contesto delle sue parole non è casuale. D’Alema ha infatti partecipato, il 3 settembre scorso, alle celebrazioni in piazza Tienanmen per gli 80 anni dalla vittoria sul Giappone e la conclusione della Seconda Guerra Mondiale. L’evento, di portata simbolica e geopolitica enorme, ha visto al fianco del presidente cinese Xi Jinping figure di primo piano come Vladimir Putin e Kim Jong-un, in un chiaro segnale di alleanze consolidate dopo il recente summit della Shanghai Cooperation Organization (Sco), tenutosi a Tianjin.
Il discorso di Massimo D’Alema
Accanto a loro, pur con minore visibilità, c’era anche l’ex premier italiano, testimone di un passaggio epocale. “I cinesi, ogni dieci anni, celebrano la loro Liberazione con una parata militare alla quale invitano sempre i governi di tutto il mondo. Questa volta gli europei non c’erano e proprio questa, a mio avviso, è stata la scelta sbagliata”, osserva D’Alema. Le sue parole mettono in luce un vuoto diplomatico: l’assenza dell’Europa da un palcoscenico globale di simile importanza rischia di tradursi in un autoisolamento strategico.Il ragionamento dell’ex premier va oltre la pura constatazione. Per D’Alema, siamo ormai immersi in una fase di trasformazione.
Sistema alla deriva
Strutturale: “Siamo – prosegue – dentro una crisi del vecchio ordine mondiale, abbiamo bisogno di costruirne uno nuovo che non abbia egemonie di alcun tipo e perciò non possiamo permetterci di fare un errore: schiacciare una grande potenza come la Cina e metterla alla guida di un grande blocco anti-occidentale. Errore madornale: se pensi di isolare il resto del mondo, finisci per isolarti”.
Il discorso di Massimo D’Alema che vede oltre
Queste affermazioni contengono una duplice critica: da un lato al modello unipolare che ha dominato negli ultimi decenni, dall’altro alla miopia politica di un’Europa che rischia di arroccarsi dietro logiche obsolete, perdendo occasioni di dialogo con potenze emergenti. La Cina, infatti, non è solo un competitor economico, ma un attore imprescindibile della governance globale. Escluderla significa non solo favorire un irrigidimento dei blocchi, ma anche spingere Pechino a rafforzare ulteriormente le proprie relazioni con Mosca, Pyongyang e altri attori ostili all’Occidente.
Il messaggio…
Il messaggio che D’Alema porta con sé dalla Cina è dunque chiaro: l’Europa deve smettere di concepirsi come satellite di interessi altrui e recuperare un’autonomia di pensiero e di azione. Ciò non significa rinunciare alle proprie alleanze storiche, ma riconoscere che il futuro non sarà più dominato da un’unica superpotenza. La multipolarità è ormai un dato di fatto, e ignorarla equivale a indebolirsi.In un tempo in cui i conflitti si moltiplicano e le sfide globali – dal clima alle disuguaglianze, dalla sicurezza alle migrazioni – richiedono cooperazione, l’isolazionismo europeo appare non solo miope, ma controproducente.
Le parole di D’Alema, quindi, suonano come un avvertimento: l’Europa, se vuole restare protagonista, deve saper guardare a Est con occhi nuovi, capaci di vedere nella Cina non solo una minaccia, ma anche un interlocutore necessario per costruire un mondo diverso, finalmente libero da vecchie egemonie.
