I servi sciocchi si riconoscono dall’inutilità. Il totale servilismo di Giorgia Meloni nei confronti di Donald Trump e Benjamin Netanyahu appare come uno dei tratti più evidenti della sua postura politica internazionale.
I servi sciocchi si riconoscono dall’inutilità
La leader italiana, pur proclamandosi paladina della sovranità nazionale e dell’orgoglio patriottico, sembra piegarsi costantemente agli orientamenti e agli interessi delle due figure che incarnano, ciascuna a modo suo, un modello di potere autoritario e spregiudicato. Con Trump, Meloni condivide lo stile populista, fatto di slogan urlati, semplificazioni e costruzione di nemici da combattere. Ma il rapporto va oltre l’affinità ideologica: è una sudditanza strategica, il tentativo di accreditarsi come “fedele alleata” di un uomo che, persino fuori dalla Casa Bianca, continua a dettare linea a buona parte della destra globale.
L’infamia a casa nostra
Con Netanyahu, il servilismo si mostra in tutta la sua gravità morale e politica. Mentre la comunità internazionale si divide, indignata davanti alla brutalità della repressione israeliana contro i palestinesi, Meloni non solo tace, ma giustifica e copre qualsiasi eccesso del governo israeliano. La sua retorica di “difesa della democrazia” si capovolge in un silenzio colpevole di fronte a un apartheid evidente, mostrando che la fedeltà a Tel Aviv prevale su qualsiasi principio di giustizia o di diritto internazionale.
I servi sciocchi si riconoscono dall’inutilità
Questo atteggiamento rivela un paradosso: chi dice di difendere l’Italia dalla presunta “sudditanza” all’Europa, finisce in realtà col consegnarla mani e piedi alle volontà di Washington e Gerusalemme. Il servilismo di Meloni non è solo politico, ma simbolico: annulla la possibilità di un’autonoma politica estera italiana, riduce il Paese a pedina subalterna, priva di visione indipendente. È il trionfo di una destra che si proclama sovranista, ma che in realtà non osa alzare lo sguardo davanti ai potenti a cui ha scelto di obbedire.
