In un momento storico in cui il mondo trattiene il fiato davanti alle immagini di civili palestinesi trucidati, la Chiesa decide di concentrare le proprie energie… sull’Apostolato del mare.

I palestinesi vengono trucidati e la Chiesa si dedica al mare

Sì, proprio così: mentre il Medio Oriente brucia e il dramma umanitario raggiunge livelli mai visti, Papa Leone XIV firma un chirografo per istituire un nuovo organo dedicato alla “cura pastorale della gente del mare”. Un gesto che, in altri contesti, potrebbe anche essere letto come premura spirituale. Oggi, invece, suona come una stonatura clamorosa, un esercizio di distrazione istituzionale, un lusso burocratico fuori tempo massimo.
Definirlo “un Papa inutile” rischia perfino di essere un eufemismo.

Il Papa inutile

Il documento pontificio celebra una lunga tradizione di attenzione verso naviganti, pescatori e famiglie legate alla vita marittima. Si citano interventi legislativi del 1914, aggiornamenti del 1977, motu proprio del 1997, riforme del 2025… un intero archivio di buona volontà pastorale. Tutto molto nobile, sulla carta. Ma mentre si scandagliano pontificati passati e si rievocano norme conciliare, fuori dai palazzi vaticani scorre il sangue di un popolo che attende parole nette, prese di posizione coraggiose, non l’ennesima struttura ecclesiale con sigla e statuto.

I palestinesi vengono trucidati e la Chiesa si dedica al mare

Nel chirografo si parla di “entusiasmo e generosità” con cui la cura spirituale per la gente del mare dovrebbe proseguire. Bene. Ma l’entusiasmo e la generosità, oggi, il mondo li cerca altrove: nel chiedere cessate il fuoco, nel denunciare le violenze, nel sollecitare diplomazia e protezione per gli innocenti. E qui, invece, regna un silenzio assordante, quasi imbarazzato, che stride con la rapidità con cui si riesce a istituire nuovi dicasteri, organi, commissioni e coordinamenti.

L’Apostolato del mare Santità?

L’Apostolato del mare nasce al termine di consultazioni iniziate nel 2022, con vescovi e direttori sparsi per i vari continenti. Due anni di riunioni, tavoli tecnici, verifiche e redazioni di statuti. Nulla contro: la macchina vaticana ha i suoi tempi. Ma è proprio questo il punto. Il mondo reale, però, non aspetta.
Quando esplodono crisi umanitarie e il diritto alla vita viene calpestato, il silenzio non è neutralità: è complicità passiva.

E mentre si inaugura l’ennesimo organo pastorale, resta la domanda che rimbomba: davvero, in questo momento storico, questa era la priorità?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *