La prevenzione dell’HIV passa sempre più dalla capacità di intervenire prima dell’infezione, trasformando la profilassi in uno strumento concreto di sanità pubblica. Da Roma arrivano nuovi dati capaci di raccontare come la PrEP venga realmente utilizzata, mantenuta oppure interrotta dalle persone che la scelgono.

La prevenzione dell’HIV

L’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani IRCCS ha portato questi risultati alla 26ª International AIDS Conference di Rio de Janeiro. L’appuntamento mondiale si è svolto dal 26 al 31 luglio 2026, riunendo ricercatori, medici, istituzioni, associazioni e persone coinvolte nella risposta all’HIV.

Valentina Mazzotta

A condurre e presentare i due lavori scientifici dello Spallanzani è stata Valentina Mazzotta, concentrando l’attenzione su due aspetti decisivi della prevenzione. Il primo riguarda l’aderenza alla PrEP, il secondo analizza invece la continuità della profilassi e la capacità di mantenerla nel tempo. Non è una distinzione marginale, perché possedere uno strumento preventivo efficace non significa automaticamente riuscire a utilizzarlo correttamente e con sufficiente continuità.

La prevenzione dell’HIV

La PrEP, profilassi pre-esposizione, permette alle persone HIV negative esposte al rischio di assumere farmaci capaci di ridurre drasticamente la possibilità d’infezione. Il punto decisivo diventa quindi comprendere cosa accada fuori dagli studi clinici, quando la prevenzione incontra abitudini, difficoltà, cambiamenti e comportamenti individuali.

Lo studio

Le analisi presentate derivano dallo studio epidemiologico retrospettivo Epi-PrEP e utilizzano i dati raccolti attraverso la coorte osservazionale multicentrica italiana PrIDE. Sono stati considerati 1.298 utilizzatori della PrEP, arruolati tra il 2024 e il 2025 e sottoposti almeno a un controllo successivo all’inizio. Una popolazione sufficientemente ampia per osservare concretamente come venga utilizzata la profilassi e quali elementi possano condizionarne prosecuzione, regolarità e gestione quotidiana.

La prevenzione dell’HIV

Il tema diventa ancora più importante mentre l’offerta preventiva sta cambiando rapidamente e alla tradizionale formulazione orale si affiancano nuove possibilità farmacologiche. In Italia la PrEP orale è rimborsabile, mentre la disponibilità delle formulazioni long acting apre prospettive importanti soprattutto per chi incontra difficoltà nell’assunzione quotidiana.

La prevenzione e lo Spallanzani

Lo Spallanzani aveva già avviato nel 2025 un programma pilota con cabotegravir long acting, somministrato mediante iniezione intramuscolare ogni due mesi. Il programma era rivolto anche alle persone con problemi di aderenza, intolleranza oppure difficoltà nell’utilizzare correttamente la profilassi orale.

La questione dell’aderenza diventa quindi parte stessa dell’efficacia preventiva, perché una terapia disponibile perde inevitabilmente forza quando viene assunta irregolarmente oppure abbandonata.

La prevenzione dell’HIV

Proprio questo rende particolarmente interessanti i dati italiani presentati a Rio, perché spostano l’attenzione dal farmaco alla relazione tra farmaco e persona. Prevenire significa infatti offrire alternative differenti, permettendo di individuare la soluzione più compatibile con condizioni personali, comportamenti, esigenze cliniche e vita quotidiana.

La stessa ricerca internazionale sta puntando sulla possibilità di ampliare la scelta tra PrEP orale e differenti formulazioni a lunga durata d’azione.

La profilassi

Non basta quindi misurare quante persone inizino la profilassi, bisogna comprendere quante continuino, come la utilizzino e perché eventualmente decidano d’interromperla. È questo uno dei passaggi fondamentali per trasformare l’innovazione farmacologica in prevenzione reale, accessibile e capace di raggiungere popolazioni ancora insufficientemente protette.

La prevenzione dell’HIV

Lo Spallanzani sta lavorando anche sull’ampliamento dell’accessibilità, con iniziative specificamente rivolte alle persone migranti maggiormente esposte al rischio di infezione. Una strategia che porta la prevenzione fuori da una dimensione esclusivamente farmacologica, collegandola alla facilità d’accesso, all’informazione e alla continuità assistenziale.

La sfida

La sfida contro l’HIV si gioca ormai anche qui, impedire l’infezione prima che avvenga e rendere gli strumenti preventivi realmente utilizzabili. I dati dello Spallanzani raccontano quindi qualcosa che supera i numeri, mostrano quanto la prevenzione debba adattarsi alle persone, non pretendere il contrario.

La medicina possiede strumenti sempre più potenti, adesso occorre costruire percorsi capaci di mantenerli accessibili, comprensibili e sostenibili nel corso del tempo.

Di Cento Righe

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