Finiti i canti e i balletti di Tajani alla festa di Forza Italia – un evento che più che un congresso politico sembrava una sagra di provincia con coreografia da villaggio turistico – è partita la vera festa: quella delle banche.
Finiti i canti e i balletti di Tajani?
Il Ministro degli Esteri, con la solennità di chi annuncia la scoperta dell’acqua calda, ha ribadito che non ci sarà “MAI” una tassa sugli extraprofitti miliardari degli istituti di credito. Champagne, coriandoli e standing ovation dai salotti finanziari. Curioso, vero? Quando si parlava di reddito di cittadinanza o di sostegni a chi non aveva da mangiare, la destra gridava allo scandalo: “assistenzialismo, sprechi, parassiti!”. Adesso, invece, i soldi pubblici si trasformano magicamente in cuscini morbidi per banche, colossi del web e lobby delle armi. Quello sì che è un assistenzialismo elegante, con tanto di cravatta blu e bollicine in calice.
Tutto ai miliardari
Meloni e soci hanno inventato un nuovo welfare di lusso: niente più sostegno ai poveri, meglio coccolare i miliardari. Il principio è semplice: se sei un pensionato che non arriva a fine mese sei un peso per lo Stato; se sei un banchiere che ha incassato utili da capogiro sei una risorsa da proteggere a tutti i costi. Viva la meritocrazia!
Finiti i canti per gli italiani
Il messaggio è chiaro: in Italia la povertà si punisce, la ricchezza si premia. Chi sgobba e non ce la fa riceve sermoni sul “tirarsi su le maniche”, chi gioca con i derivati riceve pacche sulle spalle dal governo. È il nuovo volto della politica: Robin Hood al contrario, che ruba ai poveri per garantire ai ricchi di continuare a festeggiare. E intanto Tajani balla.

