Ecco! Se non vi era chiaro ora lo è: l’Italia è in guerra. 500 aerei contro l’Iran sono partiti dalle basi italiane. Ovviamente, la mia indignazione verso Giorgia Meloni è notevole, l’ho difesa onestamente durante le offese di Trump ma questa è una questione politica e, dopo tutte le bugie dette, esercito il mio diritto di informazione e opinione quindi, chiedo a Giorgia Meloni di consegnare le sue dimissioni al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Signora Meloni ha mentito a tutto il popolo italiano, è complice di crimini di guerra e ha bruciato i soldi che Giuseppe Conte si era fatto accordare. Meloni vergognati.
L’Italia è in guerra
Perché qui non stiamo più parlando di diplomazia, di relazioni internazionali o di equilibrismi politici. Qui stiamo parlando di una nazione che per mesi ha raccontato ai propri cittadini una versione dei fatti che oggi appare incompatibile con ciò che sta accadendo. Ci è stato detto che l’Italia lavorava per la pace, che il nostro ruolo era quello della mediazione, che il coinvolgimento militare diretto non era all’orizzonte. E invece ci ritroviamo nel mezzo di un’escalation che rischia di trascinare l’intero Mediterraneo dentro una spirale incontrollabile.
Il dovere di dire la verità
Chi governa una democrazia ha il dovere di dire la verità ai cittadini. Non tutta la verità militare, non tutti i dettagli strategici, ma la verità politica sì. Perché il consenso non può essere costruito sull’omissione, sull’ambiguità o sul linguaggio burocratico che nasconde la sostanza delle decisioni.
L’Italia è in guerra
Se le basi italiane sono state utilizzate per operazioni che contribuiscono a un conflitto internazionale, il Parlamento avrebbe dovuto essere informato con chiarezza e gli italiani avrebbero dovuto sapere quale fosse il livello reale del coinvolgimento del loro Paese. Non dopo. Prima. La democrazia non consiste nel chiedere sacrifici ai cittadini e poi pretendere che restino in silenzio. La democrazia consiste nel rendere conto delle proprie scelte. Sempre.
Non basta il solito comunicato stampa
Per questo non basta più la solita conferenza stampa, non basta più il comunicato di circostanza, non basta più l’ennesima rassicurazione costruita per i telegiornali della sera. Serve una spiegazione pubblica, dettagliata, davanti al Parlamento e davanti al Paese.
E se davvero agli italiani è stata raccontata una storia diversa da quella che emerge oggi, allora la questione non è soltanto politica. È una questione di fiducia. E quando un governo perde la fiducia del popolo attraverso il tradimento della verità, la conseguenza più dignitosa che possa trarne è una sola: fare un passo indietro.
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