È nel Sepolcro ormai unto, profumato e pianto. Dopo essere stato crocifisso per richiesta del sinedrio rimane il silenzio. Un silenzio che non è pace, ma sospensione. Come un respiro trattenuto troppo a lungo, come una stanza chiusa dove l’aria si fa pesante e i pensieri rimbalzano sulle pareti senza trovare uscita.
È nel Sepolcro ormai unto, profumato e pianto
Il corpo è lì, immobile, avvolto in bende che sanno di spezie e di addii, mentre fuori il mondo continua a girare con l’indifferenza dei giorni qualunque.Eppure non è un giorno qualunque. È il giorno in cui la verità sembra aver perso, inchiodata insieme alla carne, umiliata sotto il peso di una sentenza scritta da mani sporche di paura e potere. Il sinedrio ha parlato, la folla ha gridato, e la storia ha fatto ciò che spesso sa fare meglio: voltarsi dall’altra parte… rimane il silenzio, dicevo… ma dentro quel silenzio si muove qualcosa.
Il limbo…
Non è ancora vita, non è più morte. È un confine sottile, come il crepuscolo che non è né giorno né notte. È il tempo dell’attesa, quello più crudele, quello che scava dentro e costringe a guardarsi senza maschere. Gli amici sono dispersi, nascosti dietro porte chiuse e coscienze tremanti.
È nel Sepolcro ormai unto, profumato e pianto
Le promesse si sono fatte fragili, come vetro sotto pressione. E il dubbio, quel serpente antico, si insinua ovunque: e se fosse finita davvero così? Ma la pietra, quella pietra pesante, non è solo chiusura. È anche soglia. È il punto esatto in cui l’uomo si arrende e qualcosa di più grande prepara il suo passo.Nel buio del sepolcro, dove tutto sembra concluso, forse si sta solo scrivendo l’inizio.
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