È davvero questo il Papa che volete? Questa figura impettita, tutta incenso e latinorum, che al primo soffio di potere ripristina le vecchie logiche di bottega, spalanca i portoni ai soliti noti e, con un gesto di penna travestito da atto sacro, restituisce ai malfattori di casa propria la chiave dell’argenteria? Davvero questo osannate? Davvero questo applaudite, mentre vi sventola davanti il velo della “tradizione” per nascondere il solito traffico di privilegi? Perché il punto è semplice, disarmante, quasi offensivo per chi ancora conserva un briciolo di fiducia: alla prima occasione utile, Leone XIV cancella, sopprime, disfa.

È davvero questo il Papa che volete?

E lo fa con la compostezza del burocrate che finge spiritualità, sfoderando un chirografo – parola antica, usata come scenografia – per liquidare una Commissione che il suo predecessore aveva istituito per portare un po’ di trasparenza nel ginepraio delle donazioni vaticane. Una delle ultime decisioni di Francesco, firmata l’11 febbraio, prima di varcare la soglia del Gemelli: un tentativo timido ma reale di far respirare aria nuova.E cosa fa Leone? Semplice: spegne la luce, chiude la porta, e dice “non se ne parla più”.

Il colpo di spugna

Il testo del nuovo chirografo, datato 29 settembre ma reso noto solo ieri – perché si sa, certe notizie vanno rilasciate con il contagocce, tra un’omelia e un silenzio studiato – suona come una beffa: “la questione delle donazioni… rappresenta un importante aspetto del vinculum unitatis et caritatis”. Oh, certo. Parole dolci, avvolgenti, grondanti spiritualità. Peccato che dietro i latinismi si celi la più prevedibile delle operazioni: togliere di mezzo chi avrebbe potuto controllare, verificare, chiedere conto.Via lo Statuto, via gli atti, via tutto. E con un colpo solo, via anche la scomoda possibilità che la gestione dei soldi di Dio venga osservata, regolata, o peggio ancora… capita.

È davvero questo il Papa che volete?

Dunque sì, chiediamocelo senza paura: questo è il Papa che volete? Quello che straparla di carità mentre decora i soliti corridoi del potere? Quello che predica l’unità e intanto smonta ciò che serviva a impedire che i soliti rapaci tornassero a banchettare?Quello che, con aria da restauratore del sacro, sta semplicemente restaurando i vecchi giochi di famiglia? Perché la realtà è spietata: Leone XIV non ha innovato nulla, ha solo tirato la tenda per ripristinare l’ombra.

Ora la domanda resta sospesa, scomoda, inevitabile: chi segue davvero la luce, e chi si inginocchia davanti all’ennesimo custode del buio travestito da guida spirituale?

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