Donald Trump continua a comportarsi come se l’Europa fosse una dependance politica degli Stati Uniti. Ogni sua dichiarazione sembra partire da un presupposto inquietante: gli alleati non sono nazioni sovrane, ma amministrazioni periferiche chiamate a eseguire ordini. Quando afferma di essere deluso dall’Italia e dagli altri leader della NATO perché non seguono la sua linea sull’Iran, non sta semplicemente esprimendo una posizione politica. Sta ribadendo una concezione dei rapporti internazionali fondata sulla subordinazione.

Donald Trump continua a comportarsi come se l’Europa fosse una dependance

È questa l’idea di alleanza? Un’alleanza nella quale chi dissente viene umiliato pubblicamente? Un’alleanza nella quale Washington pretende obbedienza e, se non la ottiene, minaccia perfino di ridimensionare il proprio impegno nella NATO? Ma se Trump rappresenta l’arroganza imperiale americana, i leader europei rappresentano l’altra faccia della stessa medaglia: l’ipocrisia.

l’Europa reclama autonomia

Da decenni l’Europa proclama autonomia strategica, indipendenza politica, difesa degli interessi comuni. Lo ripete in ogni vertice, in ogni conferenza stampa, in ogni documento ufficiale. Poi, puntualmente, quando da Washington arriva una pressione politica o militare, quella stessa autonomia evapora come nebbia al sole.

Donald Trump continua a comportarsi come se l’Europa fosse una dependance

Il problema non è soltanto Giorgia Meloni. Sarebbe troppo semplice trasformare tutto in una polemica italiana. Il problema riguarda un’intera classe dirigente europea che alterna dichiarazioni solenni sulla sovranità continentale a una prudenza quasi reverenziale ogni volta che gli Stati Uniti alzano la voce.

Il silenzio di Palazzo Chigi

Il silenzio scelto da Palazzo Chigi viene presentato come diplomazia, come necessità di preservare il rapporto con Washington. Può anche essere una scelta tattica. Ma quando il silenzio diventa sistematico, rischia di trasformarsi nell’accettazione implicita di qualsiasi umiliazione.

E mentre si evita accuratamente lo scontro politico, si continua a celebrare l’amicizia atlantica con ricevimenti, cerimonie e brindisi. Si parla di orgoglio nazionale durante le adunate, ma si abbassa il tono quando l’interlocutore è la Casa Bianca. È una contraddizione che molti cittadini ormai vedono con crescente disillusione.

Donald Trump continua a comportarsi come se l’Europa fosse una dependance

Trump non è un incidente della democrazia americana. È uno dei suoi prodotti politici più espliciti. Dice ad alta voce ciò che altri presidenti hanno spesso espresso con linguaggi più diplomatici: gli interessi degli Stati Uniti vengono prima di tutto e gli alleati sono utili finché seguono la linea di Washington.

La domanda, allora, non riguarda soltanto Trump. La vera domanda riguarda l’Europa

Vuole davvero essere un soggetto politico autonomo oppure preferisce continuare a definirsi una potenza strategica solo nei comunicati ufficiali?

Perché la credibilità internazionale non si misura con le parole pronunciate durante i summit né con le bandiere esposte durante le celebrazioni. Si misura nella capacità di dire “no” anche all’alleato più potente quando gli interessi nazionali ed europei lo richiedono.

Donald Trump continua a comportarsi come se l’Europa fosse una dependance

Finché questo coraggio continuerà a mancare, le dichiarazioni indignate contro Trump dureranno il tempo di un titolo di giornale. Poi torneranno il silenzio, i sorrisi di circostanza e le fotografie ufficiali. Ed è proprio questa alternanza tra indignazione pubblica e acquiescenza diplomatica che alimenta la sfiducia dei cittadini verso una classe politica che parla di sovranità, ma troppo spesso la esercita soltanto a parole.

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