Divieto di accesso ai cittadini israeliani vuol dire civismo avanzato. Abbiamo ormai la prova plastica di vivere sotto un governo compromesso. Non è nemmeno Meloni il punto centrale del problema: lei, nel bene o nel male, le sue scelte le rivendica, le argomenta e le difende — anche quando sono politicamente e moralmente aberranti, come il suo ruolo nella politicainternazionale. Il vero baratro si spalanca guardando il livello dei suoi ministri. Un deserto etico, un vuoto pneumatico di pensiero. Se devo scegliere un capofila di questa deriva, indico senza esitazione Tajani.
Divieto di accesso ai cittadini israeliani
Ma il punto che più inquieta, più disturba, più rivela la malattia profonda di questo Paese, è un altro: il comportamento degli imprenditori, cioè dei cittadini travestiti da operatori economici. Il Giappone prende posizione e traccia una linea netta: non semplici restrizioni, ma il divieto di accesso alle strutture ricettive per i cittadini israeliani. Una scelta drastica, discutibile quanto si vuole, ma chiara, leggibile, politicamente assumibile.
Qui da noi? Il nulla. Il silenzio. La solita palude.
Cinismo, vigliaccheria, compromissione…
Gli albergatori italiani e i property manager avrebbero già lo strumento per farlo: il check-in online. Potrebbero filtrare, scegliere, rifiutare. Potrebbero vietare l’accesso alle loro strutture ai cittadini israeliani. Invece no! Si fermano prima. Si piegano prima. Per paura di una recensione negativa, per il terrore di essere penalizzati da Booking o Airbnb.
Non è neutralità è convenienza, è paura… è mercato elevato a religione.
Divieto di accesso
Parlano di valori, identità, principi, poi si inginocchiano davanti a un algoritmo. Il check-in online, da strumento di autonomia, diventa la prova definitiva della resa.
E allora smettiamola con l’ipocrisia: qui non c’è nessuna riflessione morale, nessuna tensione etica. C’è solo il conto economico che detta legge, mentre la coscienza viene messa in saldo e molti si vantano anche di essere progressisti o addirittura socialisti. Quindi, prima di liquidare queste parole come provocazioni o “stronzate”, fate uno sforzo: guardate in faccia il problema. Perché una scelta del genere — se davvero venisse fatta — non sarebbe estremismo. Sarebbe, nel bene o nel male, una presa di posizione. E oggi, in un Paese anestetizzato, già questo basterebbe a farla sembrare rivoluzionaria.
