Donald “small dick” Trump e la sua necessità di conquista. Ci sarebbe da scrivere un trattato di psicologia su Trump, probabilmente legato a patologie e sindromi. Credo che il signor Donald Duck Trump sia afflitto dalla “sindrome del cazzo piccolo”.

Donald “small dick” Trump e la sua necessità di conquista

Questa è una sindrome che tende a sfogarsi attraverso comportamenti insensati, prende come misura di potenza i simboli fallici. Missili (guardate la forma), razzi di ogni genere, proiettili di grande calibro, soprattutto quelli sparate dalle corazzate o corvette. Il povero Trump, probabilmente, come ho scritto qualche riga sopra, non solo è afflitto dalla “sindrome del cazzo piccolo”, come anche il suo amichetto di merende Netanyahu, ma credo che entrambi, abbiano “muffa” anche con cose tipo Cialis o Viagra, da qui l’esigenza di spaccare, incendiare e conquistare.

Arrogante e psicopatico… quasi latitante

Ora, Donald Duck Trump, si è svegliato con la fissa di Cuba. Ha detto che vuole invaderla e farci quello che vuole. Certo è che, questo malsano sogno, viene perché ritiene i cubani straccioni da poter conquistare i quattro e quattr’otto, ma il coglione a stelle e strisce, non tiene in considerazione il fatto che, da Fidel in avanti, i cubani hanno vissuto soltanto di esercito e anche ben organizzato dalla Russia (magari ora anche dai cinesi). Ovviamente, la sua necessità è trovare, non solo una distrazione di massa dagli Epstein Files, ma anche dalla legnata militare, politica e amministrativa che Donald “small dick” Trump sta prendendo da: Iran, Europa e amministrazione interna.

Donald “small dick” Trump e la sua necessità di conquista

L’ossessione per la forza esibita — missili, flotte, parate muscolari — sembra il tentativo disperato di trasformare l’insicurezza in spettacolo. Il potere ridotto a scenografia fallica: più grande è il giocattolo, più fragile è l’ego che lo brandisce. Non è geopolitica, è teatro compensatorio. I cubani hanno trasformato la sopravvivenza in dottrina, l’isolamento in disciplina, e l’esercito in un’ossessione metodica.

Io lascerei stare Cuba…

Non proprio il tipo di terreno su cui passeggiare con arroganza. Quando la realtà bussa, il personaggio risponde con una sceneggiata: un nuovo nemico, una nuova minaccia, un’altra promessa di forza.Il copione è sempre lo stesso: più il castello traballa, più si spara in aria… non per colpire, per farsi sentire ma soltanto per poter essere.

7

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *