“Culattoni tutti insieme” parola di Mons. Agostini. La domanda di Leone XIV alla Curia — è possibile essere amici? — non è un esercizio spirituale da salotto vaticano. È un colpo inferto al linguaggio prima ancora che ai comportamenti. È una richiesta di verità. Perché dove il linguaggio marcisce, lì marcisce anche il ministero. E dove il ministero marcisce, i corpi — soprattutto quelli dei più piccoli — hanno già pagato il prezzo.

“Culattoni tutti insieme” parola di Mons. Agostini

In questo contesto, difendere mons. Marco Agostini non significa assolvere un’espressione greve, né indulgere nel folklore tossico di sacrestia. Significa prenderla sul serio. Fino in fondo. “Culattoni tutti insieme” non è una battuta. Non è neppure solo un insulto. È una frase che, pronunciata in quel luogo, in quel momento, davanti a quel corpo ecclesiale compatto e silenzioso, suona come una autodenuncia simbolica, una confessione collettiva sfuggita di bocca.

Perché colpisce?

Perché quella frase non colpisce “gli altri”. Non è rivolta al mondo, non è un dardo contro un nemico esterno. È un noi. È un tutti insieme. È il linguaggio sporco che, senza volerlo, smaschera un mondo interno. Dice: guardateci! Guardate cosa siamo diventati. Guardate cosa abbiamo coperto, protetto, normalizzato. Agostini non rivela un segreto nuovo, fa emergere, con brutalità involontaria, ciò che la Chiesa sa da decenni e ha scelto troppe volte di seppellire sotto pizzi, tricorni e latinità recitate a memoria: un sistema in cui il sesso è ossessione, il potere è ricatto, il corpo altrui è territorio di conquista.

“Culattoni tutti insieme” parola di Mons. Agostini

Un sistema che ha prodotto abusi, pedofilia, devastazioni spirituali, e poi ha chiamato tutto questo “debolezza”, “caduta”, “caso isolato”.
Difendere Agostini, allora, significa leggere quella frase come uno specchio rotto che riflette finalmente il volto reale dell’istituzione. Non l’eroe, non il capro espiatorio, ma il sintomo. Il lapsus che dice la verità quando la teologia tace. Il grido sguaiato che tradisce ciò che le omelie censurano.

Parole nascoste

Leone XIV parla di amicizia, di fraternità, di amore che traspare. Ma l’amore non traspare dove il linguaggio è marcio. E quel linguaggio — sì — è una sconfitta morale… ma è anche una occasione di verità. Perché solo chi ha molto da nascondere ha bisogno di parlare così.

“Culattoni tutti insieme” parola di Mons. Agostini

Agostini non ha insultato: ha mostrato senza saperlo, ha confessato non un peccato personale, ma una colpa strutturale. Ora la porta è socchiusa. Sta alla Chiesa decidere se richiuderla in fretta, o finalmente attraversarla.

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