Così parlò il maestro Massimo D’Alema e come spesso accade, parlò dal futuro guardando il presente senza illusioni. Massimo D’Alema non descrive un’opinione: registra un movimento tellurico della storia. Quando afferma che gli Stati Uniti sono destinati, nel corso di questo secolo, a diventare la terza economia mondiale dopo Cina e India, non emette una sentenza ideologica, ma constata una traiettoria.
Così parlò il maestro Massimo D’Alema
La storia non chiede il permesso, non vota, non si ferma davanti ai confini né davanti ai miti nazionali… avanza. E chi è stato abituato a comandarla, quando scopre di doverla inseguire, reagisce con dolore. Qui nasce la sofferenza americana. Non economica soltanto, ma simbolica.
Gli USA alla frutta
Gli Stati Uniti non stanno semplicemente perdendo quote di PIL: stanno perdendo il monopolio dell’immaginario del primato. Essere “il primo” non era solo una posizione nella classifica, era un’identità. Quando quell’identità si incrina, la società entra in crisi, si polarizza, si radicalizza, produce sintomi.Trump è uno di questi sintomi. Non la causa, non l’eccezione, ma l’espressione patologica di un corpo che non accetta il proprio invecchiamento geopolitico.
Così parlò il maestro Massimo D’Alema
L’illusione trumpiana – quella delle gomitate, dei muri, dei dazi, dell’arroganza come strategia – nasce dalla convinzione che la storia sia un avversario fisico, da spingere via con la forza. Ma la storia non è un uomo nel ring ma è una corrente, contro una corrente non si combatte: o la governi, o ti travolge.
La lucidità di un grande comunicatore
D’Alema, lucidamente, smonta questa illusione. Dice ciò che molti sanno ma pochi osano ammettere: il declino relativo degli Stati Uniti non è reversibile con atti di forza, ma gestibile solo con intelligenza politica, cooperazione, riformulazione del proprio ruolo nel mondo. Il problema americano non è la Cina che sale, né l’India che cresce, è l’incapacità di accettare un mondo non più unipolare. Nel confronto implicito tra la visione dalemiana e quella trumpiana emerge la vera frattura: da un lato chi legge la storia come processo, dall’altro chi la vive come offesa personale.
La visione ampia
Da un lato la politica come comprensione dei limiti, dall’altro il potere come negazione degli stessi. Per questo D’Alema appare, ancora una volta, il più lucido. Non perché abbia ragione per principio, ma perché non confonde il desiderio con la realtà, e oggi, nel frastuono delle narrazioni muscolari, la lucidità è l’ultima forma di coraggio rimasta.
