Contagion: ci misero in guardia nel 2011, poi il copione divenne realtà. Ci misero in guardia nel 2011 attraverso il film Contagion. Non fu una profezia e non esistono prove che fosse l’annuncio mascherato di una pandemia programmata. Fu qualcosa di più concreto: la rappresentazione scientificamente accurata di un pericolo che governi, industrie e organizzazioni sanitarie conoscevano perfettamente.
Contagion: ci misero in guardia nel 2011
Il virologo Ian Lipkin collaborò alla sceneggiatura fin dal 2009. Suggerì un virus ispirato al Nipah e mise nel film le conoscenze maturate durante l’epidemia di SARS del 2003. L’obiettivo dichiarato era educare il pubblico sui rischi prodotti da viaggi internazionali, urbanizzazione, distruzione degli habitat e carenza di investimenti sanitari. Contagion, dunque, non nacque dalla fantasia incontrollata di Hollywood, ma dalla consulenza diretta di scienziati specializzati nelle malattie emergenti. Columbia University documentò questa collaborazione già nell’agosto 2011.
Elemento Contagion COVID-19
Luogo iniziale Cina, tra Hong Kong e Macao Wuhan, Cina. Passaggio animale Pipistrello, maiale, uomo. Probabile origine zoonotica; ospite intermedio non identificato.
Diffusione Viaggi aerei, contatti e superfici Viaggi internazionali, droplets e aerosol.
Risposta: quarantene, chiusure, ospedali improvvisati Lockdown, isolamento e strutture sanitarie emergenziali.
Informazione Blogger, falsa cura e interessi economici Infodemia, cure controverse, social network e censura dei contenuti.
Vaccino: procedura accelerata, scarsità e distribuzione selettiva Autorizzazioni condizionate, priorità per età e rischio.
Certificazione: braccialetto per i vaccinati Green Pass e certificazioni digitali.
Contagion: ci misero in guardia nel 2011
Nel film Beth Emhoff viene contagiata a Macao, durante una trasferta di lavoro. Tornata negli Stati Uniti, sviluppa febbre, disorientamento e convulsioni. L’indagine ricostruisce i suoi movimenti attraverso le telecamere del casinò. La dottoressa Leonora Orantes non viene inizialmente inviata in un villaggio: raggiunge la Cina per rintracciare la catena epidemiologica e successivamente viene rapita e condotta nel villaggio dei sequestratori.
La scena conclusiva rivela l’origine del MEV-1. La distruzione di un habitat costringe un pipistrello a rifugiarsi sopra un allevamento. Un pezzo di banana contaminato cade tra i maiali. Uno di questi viene macellato e portato nella cucina del casinò. Il cuoco lo manipola, non si lava le mani e stringe quella di Beth.
Lo specchio
La somiglianza con il COVID-19 impressiona, ma non deve essere falsificata. Il SARS-CoV-2 non è il MEV-1 e Wuhan non è Hong Kong. Il virus cinematografico è molto più letale, colpisce violentemente il sistema nervoso e provoca una mortalità vicina al 30%. Tuttavia, lo schema generale è quasi sovrapponibile: salto di specie, grande centro cinese, diffusione attraverso gli aeroporti, trasmissione prima dell’identificazione del patogeno, ospedali travolti, personale sanitario contagiato e autorità costrette a inseguire gli eventi.
Contagion: ci misero in guardia nel 2011
La realtà, inoltre, conserva un’incertezza che il film risolve troppo facilmente. Nel giugno 2025 il gruppo SAGO dell’OMS ha concluso che il peso delle prove disponibili favorisce uno spillover zoonotico. Nello stesso documento, però, l’OMS ha dichiarato che la Cina non ha consegnato centinaia di sequenze genetiche iniziali, dati completi sugli animali venduti a Wuhan e informazioni sulle attività e sulle condizioni di biosicurezza dei laboratori locali. Per questa ragione l’ipotesi di un incidente di laboratorio non può essere definitivamente esclusa. L’OMS afferma espressamente che entrambe le ipotesi devono restare sul tavolo.
Chiedere trasparenza
Chiedere trasparenza sui laboratori, pertanto, non significa essere complottisti. Affermare senza prove che il virus fosse un’arma intenzionalmente liberata non sarebbe totalmente scorretto. l’intelligence statunitense continua a escludere, che il SARS-CoV-2 fosse stato sviluppato come arma biologica, pur rimanendo divisa tra origine naturale e incidente collegato alla ricerca. La valutazione declassificata è pubblicamente consultabile.
La coincidenza
Esiste poi una coincidenza ancora più perturbante. Il 18 ottobre 2019, poche settimane prima dei primi casi pubblicamente riconosciuti a Wuhan, Johns Hopkins, World Economic Forum e Bill & Melinda Gates Foundation organizzarono Event 201. L’esercitazione simulava un nuovo coronavirus zoonotico, trasmesso dal pipistrello al maiale e successivamente all’uomo. Prevedeva diffusione mondiale, crisi economica, scarsità di medicinali, disinformazione, intervento delle piattaforme digitali e cooperazione tra governi e grandi imprese.
Addirittura in un incontro pubblico
Non era un incontro segreto: l’evento era stato annunciato e trasmesso pubblicamente. Lo scenario partiva dal Brasile, non dalla Cina, e prevedeva 65 milioni di morti e nessun vaccino durante il primo anno. Gli organizzatori precisarono che non si trattava di una previsione. Rimane però legittimo domandarsi come sia stato possibile simulare con tanta precisione un’emergenza e trovarsi, pochi mesi dopo, drammaticamente impreparati. Lo scenario completo di Event 201 è ancora disponibile sul sito della Johns Hopkins.
Contagion: ci misero in guardia
L’aspetto più inquietante non è quindi la “profezia” del virus. È la previsione dell’architettura politica e sociale della risposta. Event 201 raccomandava una collaborazione diretta tra autorità, aziende e piattaforme mediatiche, arrivando a sostenere la necessità di privilegiare i messaggi ufficiali e sopprimere quelli considerati falsi. Questo non dimostra l’esistenza di un piano pandemico, ma pone una questione democratica enorme: chi stabilisce che cosa sia falso mentre la scienza sta ancora correggendo se stessa? Quali controlli esistono contro interessi economici, errori istituzionali e conflitti di potere?
Nel film Alan Krumwiede è un truffatore che simula la propria guarigione per promuovere la forsizia. La sua storia anticipa il mercato delle cure miracolose e la capacità dei social di trasformare una voce in una verità collettiva. Sarebbe però sbagliato usare quel personaggio per equiparare automaticamente ogni dissenso alla frode.
I parallelismi
Anche il vaccino mostra parallelismi importanti. Nel film la dottoressa Hextall non utilizza un preparato intranasale: si inietta il vaccino sperimentale e visita il padre infetto per verificarne l’efficacia. La distribuzione inizia intorno al centotrentesimo giorno, non dopo appena due mesi, e l’ordine viene stabilito attraverso il sorteggio delle date di nascita.
Nella realtà il primo vaccino ricevette la validazione d’emergenza dell’OMS il 31 dicembre 2020. Le sperimentazioni cliniche furono effettuate, ma valutazione, produzione e raccolta dei dati procedettero contemporaneamente attraverso procedure accelerate. L’EMA descrive il sistema delle revisioni continue e delle autorizzazioni condizionate.
Contagion: arrivarono le certificazioni
Infine arrivarono le certificazioni. Nel film un braccialetto vaccinale permette di tornare nei luoghi pubblici. Durante il COVID-19 l’Italia introdusse il Green Pass, successivamente esteso anche ai luoghi di lavoro. L’obbligo è documentato dal Ministero della Salute.
La conclusione più seria può essere scomoda senza diventare complottista. Contagion non prova che qualcuno abbia preparato il COVID-19. Prova che una pandemia di quel genere era considerata probabile, studiata e perfino sceneggiata nei minimi dettagli. Il vero scandalo non è necessariamente che qualcuno l’abbia organizzata. Il vero scandalo è che sapevano, avevano simulato tutto e, quando accadde, milioni di persone pagarono il prezzo dell’impreparazione, dell’opacità e degli interessi contrapposti. L’OMS ha stimato circa 14,9 milioni di morti in eccesso soltanto nel biennio 2020-2021. Un bilancio che supera qualsiasi rassicurante definizione di “semplice influenza”.
© Fabio Fiorina
