Ci sono storie che fanno male, poi ci sono storie che fanno schifo. La morte del piccolo Domenico appartiene alla seconda categoria. Due anni, due maledetti anni. Un bambino che avrebbe dovuto ricevere una possibilità di vita, un bambino che avrebbe dovuto uscire da quell’ospedale tra le braccia dei suoi genitori, un bambino che invece si è ritrovato al centro di una vicenda che, se le accuse della Procura dovessero trovare conferma, rappresenterebbe una delle pagine più inquietanti della sanità italiana degli ultimi anni.

Ci sono storie che fanno male, poi ci sono storie che fanno schifo

La Procura parla di omicidio colposo, i magistrati indagano, le perizie scavano dentro ogni passaggio, ogni decisione, ogni procedura, ogni firma. Nel frattempo resta una domanda enorme come una montagna.Come è possibile che un cuore destinato a salvare una vita finisca al centro di una vicenda nella quale compare persino il ghiaccio secco?Il ghiaccio secco, una parola che sembra uscita da una cattiva sceneggiatura, una di quelle che verrebbero scartate perché troppo assurde per essere credibili. Eppure oggi compare nelle ricostruzioni investigative, nelle ipotesi degli inquirenti, nelle verifiche tecniche che dovranno stabilire cosa sia realmente accaduto.Intorno a questa tragedia si muovono specialisti, professori, primari, tecnici, consulenti, avvocati, un esercito di competenze, un castello di titoli accademici, una montagna di esperienza. Dall’altra parte c’era un bambino di due anni. Tutto qui.Quando una struttura sanitaria così complessa fallisce nel suo compito più sacro, proteggere la vita, qualcosa si rompe anche fuori dalle sale operatorie, si rompe la fiducia, si rompe il rispetto, si rompe quel patto invisibile che porta una madre e un padre a consegnare il proprio figlio nelle mani della medicina.

Ora arriveranno le difese

Ora arriveranno le difese, arriveranno le spiegazioni tecniche, arriveranno le relazioni dei consulenti, arriveranno le precisazioni degli avvocati.Tutto legittimo. Ma nessuna parola riuscirà a cancellare l’immagine più semplice e più devastante di tutte, un bambino è entrato dentro una speranza, un bambino non è tornato.Se qualcuno ha sbagliato dovrà risponderne fino all’ultimo istante, non soltanto davanti a un tribunale, ma davanti alla propria coscienza. Perché esistono errori che non possono essere liquidati come semplici errori, esistono tragedie che non possono essere nascoste dietro il linguaggio sterile delle procedure, esistono bare troppo piccole per essere sopportate da una società civile.E quella di Domenico è una di quelle.Una bara bianca, due anni di vita, una famiglia distrutta.Tutto il resto viene dopo.

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