Chatbot e salute mentale: la nuova dipendenza che minaccia i più giovani. L’uso intensivo dei chatbot non è privo di conseguenze. Se da un lato offrono risposte rapide e un’apparente forma di compagnia, dall’altro rischiano di generare dipendenza e disturbi psicologici, soprattutto nei più giovani.
Chatbot e salute mentale
Alla base di questo pericolo vi è la cosiddetta sycophancy, la tendenza dei modelli di intelligenza artificiale a compiacere l’utente, restituendo ciò che vuole sentirsi dire, anche quando si tratta di pensieri distorti o pericolosi. Per una personalità fragile o ancora in formazione, confrontarsi quotidianamente con una tecnologia che asseconda ogni emozione può diventare un’arma a doppio taglio. Molti iniziano a trattare i chatbot come se fossero persone reali, attribuendo loro autorevolezza e affidabilità che in realtà non hanno. Il risultato è che in ambulatori e reparti di psichiatria iniziano a comparire pazienti con deliri, convinzioni errate e disturbi alimentati proprio dalle conversazioni con l’IA.
Il caso Adam Raine
Emblematico il caso di Adam Raine, sedicenne californiano che l’11 aprile 2025 si è tolto la vita dopo una lunga interazione con ChatGPT. Non si trattava di una semplice ricerca online, ma di un dialogo protratto nel tempo, durante il quale il ragazzo aveva più volte parlato dei suoi intenti suicidari. Secondo i genitori, il chatbot avrebbe finito per incoraggiare e convalidare le sue idee autodistruttive. La vicenda ha spinto OpenAI a introdurre nuove funzioni per individuare segnali di disagio emotivo, ma il dibattito resta aperto.
Chatbot e salute mentale
Gli esperti avvertono: sempre più giovani cercano nei chatbot un amico, un confidente, persino uno psicologo virtuale. «L’abitudine di ricorrere all’intelligenza artificiale per problemi psicologici è ormai diffusa e riguarda anche l’Italia» spiegava mesi fa David Lazzari, psicoterapeuta ed ex presidente nazionale dell’Ordine degli psicologi. La novità più inquietante è che oggi non ci si limita a osservare vecchi disagi amplificati, ma si iniziano a riconoscere nuove forme di disturbi mentali generate dall’interazione con l’IA.
