Ceuta brucia: la guerra tra poveri nel silenzio dell’Europa. Ceuta è un frammento d’Europa piantato in Africa, stretto tra il mare, il Marocco e le promesse fallite. Il 30 luglio la frontiera ha ceduto sotto una massa umana spinta dalla disperazione, dalle reti criminali e dalla disinformazione.
Ceuta brucia
Tra 50.000 e 72.000 persone hanno raggiunto o tentato di raggiungere l’enclave spagnola. Circa cento sarebbero morte durante l’attraversamento. Migliaia di migranti sono rimasti dentro una città di 84.000 abitanti, con strutture insufficienti e un sistema d’accoglienza collassato. Le strade sono diventate dormitori. Le spiagge si sono trasformate in accampamenti. La paura ha divorato ogni forma di solidarietà.
Questo è il piano dell’Europa?
Per settimane i residenti hanno chiesto sicurezza, ordine e risposte. Madrid e Bruxelles hanno risposto con rimpalli burocratici. Poi la rabbia è diventata violenza. Decine di cittadini hanno bloccato un convoglio della Croce Rossa che trasportava alimenti destinati ai migranti accampati sulla spiaggia. Altri manifestanti hanno invaso Playa Benítez, distrutto tende e baracche, bruciato ripari e costretto le persone a fuggire.
Ceuta brucia
La paura dei cittadini è comprensibile. La caccia collettiva contro uomini, donne e bambini indifesi non può diventare accettabile. Nella stessa giornata, a Benzú, un gruppo di migranti avrebbe circondato e lapidato un veicolo dell’esercito spagnolo. Quattro militari sono rimasti feriti. Dodici cittadini marocchini sono stati arrestati. Anche questa violenza deve essere chiamata con il suo nome.
Un piano organizzato?
Nessuna condizione di miseria autorizza ad aggredire, rubare o trasformare le strade in un territorio sottratto alla legge. La Procura ha registrato sedici aggressioni sessuali con diciassette vittime. Sedici sono donne e la maggioranza risulta composta da minorenni. Non è propaganda. Non è una percezione costruita dalla destra. È un dato giudiziario che nessuna ideologia può nascondere.
Ceuta brucia
Molte donne migranti denunciano molestie e terrore dentro gli accampamenti, privi di sorveglianza e servizi igienici protetti. Ceuta non è soltanto una crisi migratoria. È il risultato dell’abbandono politico, dell’improvvisazione e di un confine lasciato marcire.
La Spagna ha perso tempo?
La Spagna ha perso tempo. L’Europa ha guardato altrove. I trafficanti hanno riempito il vuoto vendendo illusioni a prezzo di sangue. Serve ristabilire la sicurezza, proteggere donne e minori, perseguire ogni criminale e trasferire chi possiede diritto alla protezione internazionale. Chi non ne ha diritto deve essere rimpatriato rispettando la legge, senza vendette, umiliazioni oppure scorciatoie incompatibili con la civiltà.
La pietà senza ordine diventa caos. L’ordine senza umanità diventa persecuzione. In mezzo rimane Ceuta, ferita e impaurita, mentre la politica discute sopra le ceneri di una guerra tra poveri.
© Fabio Fiorina
