Donald Trump all'American Airlines Center di Dallas, in Texas, il 14 settembre 2015. Era un evento particolare a posti limitati, per partecipare si sono iscritte più di 20mila persone (Tom Pennington/Getty Images)

Cari ameregani, come diceva San Filippo Neri a Papa Sisto, quello che non perdinava neanche Cristo: “Chi magna er dorce caga l’amaro”. Gli Yankees non sono alla frutta: sono già al digestivo.Trentamila miliardi di debito non sono una cifra, sono una lapide contabile. L’America non “rischia” il fallimento: lo pratica con costanza e lo chiama leadership.

Chi magna er dorce caga l’amaro

Mentre recita l’inno, paga interessi alla Cina, che nel frattempo si compra pezzi di impero a saldo. Altro che sogno americano: mutuo asiatico a tasso variabile.Pechino accumula, Washington pontifica. La differenza è tutta lì. In Cina, se truffi lo Stato, sparisci. In Occidente, se lo fai bene, vieni promosso, invitato a Davos e intervistato come “visionario”.

Redde rationem

Le banche applaudono perché ogni truffa è una nuova scusa per emettere debito. Più saccheggi, più prestiti. Un capolavoro. L’Italia lo conosce bene: rubi, fallisci, ti salvano… e il cittadino? Paga. Sempre. In silenzio. Nel frattempo, gli americani spiegano al mondo come funziona la democrazia… a colpi di portaerei. Dimenticando, con la memoria selettiva dei vincitori, che la loro epopea nasce da un genocidio fondativo. Ma tranquilli: lo chiamano “manifest destiny”, che suona molto meglio di sterminio.

Chi magna er dorce caga l’amaro

Trump, poi, è solo la maschera perfetta di questo circo decadente: un imperatore arancione che urla “America First” mentre vende l’argenteria di casa per pagare il catering. Dazi come coriandoli, minacce come tweet, strategia geopolitica degna di un reality show. Con lui l’impero non declina: fa binge watching della propria fine.L’America non ha più risorse, né morali né materiali.

È pieno de buffi

E invece di reinventarsi — come fanno i paesi dell’Est o l’India — tenta il vecchio trucco: prendere ciò che resta agli altri. Ma guarda caso non lo fa con Russia o Cina. Lì il bullo abbassa lo sguardo. Se la prende con chi non può reagire, con chi non ha missili ma petrolio, non deterrenza ma sfortuna. Coraggio selettivo, vigliaccheria strategica.Ora, per restare a galla, Washington cannibalizza l’Europa: dazi, pressioni, ricatti mascherati da alleanze.

Chi magna er dorce caga l’amaro

L’amico americano ti abbraccia mentre ti svuota le tasche, spiegandoti che è per il tuo bene. Supremazia travestita da cooperazione.Dopo decenni di sprechi, consumismo patologico e opulenza ostentata come insulto globale, il conto è arrivato. Ed è salato. Non perché abbiano aiutato i deboli, ma perché hanno ingrassato pochi interessi privati. Ora a pagare sono i popoli periferici, come quello venezuelano, sacrificati sull’altare della “stabilità”. Il tempo stringe, sì. Ma per gli Stati Uniti non è un conto alla rovescia: è già zero fisso.Il resto è solo rumore di fondo.

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