Attentato o spettacolo? Propaganda o Freak Show? È facile spiegare l’attentato a Donald Trump. Il Signor Trump è sceso sotto il 40% dei consensi quindi, creare un finto attentato, una finta tragedia, con qualcuno che sarà arrestato e poi dopo una settimana sarà in vacanza per il resto della vita a Palm Beach… qualche milione di dollari da spendere, champagne e cocaina a volontà, è una strategia utile e semplice: un tiratore con bossoli a salve, o un tiratore scelto che spara ai piccioni e tanto rumore per nulla.

Attentato o spettacolo? Propaganda o Freak Show?

Perché dico questo? Perché un presidente quasi morto prende tanti di quei consensi tanto da essere rieletto. Questa è la prassi. Spero solo che la stampa non servile americana svegli il popolo. Il punto vero, però, non è soltanto l’episodio in sé, ma il meccanismo che lo circonda. In politica moderna il dramma vale più di un programma, la scena vale più dei numeri, la lacrima televisiva pesa più di cento dossier economici.

Un leader perdente

Quando un leader perde terreno nei sondaggi, ecco che il racconto dell’uomo assediato diventa improvvisamente più utile di qualunque riforma. Il cittadino viene trascinato dentro un copione già scritto: paura, emozione, indignazione, applauso finale. E mentre il popolo discute del sangue, nessuno parla del debito, dell’inflazione, delle lobby, delle guerre finanziate, dei favori agli amici di sempre. È la vecchia arte del prestigiatore: agitare una mano davanti agli occhi mentre con l’altra svuota le tasche della nazione.

Attentato o spettacolo? Propaganda o Freak Show?

Se l’America vuole salvarsi, deve imparare a diffidare del teatro politico. Non basta cambiare attore se resta identico il palcoscenico. Servono giornalisti liberi, cittadini svegli, memoria lunga e stomaco forte. Perché ogni impero decade prima nella coscienza e solo dopo nelle urne. E quando la propaganda diventa spettacolo permanente, il rischio non è soltanto eleggere un uomo: è smettere di vedere la verità.

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