Americà, facce Tarzan, petto in fuori e pugni sul tavolo… poi però quando la giungla risponde davvero, ecco che l’eroe hollywoodiano inciampa nelle sue stesse liane. Gli Stati Uniti stanno lasciando il Medio Oriente con la coda tra le gambe. Annunciano di aver “devastato” l’Iran, ma la realtà – quella che non passa nei comunicati trionfali – racconta una storia molto diversa: il regime non è crollato. Anzi è più duro, più arrabbiato e più determinato di prima.

“Americà, facce Tarzan”

Non fatevi ipnotizzare dalla propaganda. Guardate i numeri. Secondo dati citati dal The Washington Post, in appena due giorni sono stati bruciati 6 miliardi di dollari in munizioni. E non basta: 10 miliardi di dollari di danni tra basi e radar americani. Ricostruire tutto richiederà anni. Risultato? Deterrenza zero. Le basi statunitensi continuano a essere colpite e Israele appare più esposto che mai.

Il “grande annuncio”

Dopo un’ora di telefonata con Vladimir Putin, Donald Trump ha proclamato: “Obiettivi raggiunti. La guerra finisce qui.” Davvero? Perché nel frattempo lo Stretto di Hormuz è di fatto sigillato. Il petrolio non scorre verso i nemici dell’Iran e i bombardamenti contro obiettivi americani non si sono fermati. La guerra, a quanto pare, non finisce quando lo annuncia Trump davanti ai microfoni. Finisce quando lo decide chi sta sparando dall’altra parte.

Il tramonto dell’impero… “Americà, facce Tarzan”

Persino il The Wall Street Journal racconta di consiglieri alla Casa Bianca in pieno panico.
Si cerca una via d’uscita da un disastro che non era stato previsto. La verità è che Washington sembra aver perso il controllo della partita. Oggi il mondo somiglia sempre più a una giungla: un posto pericoloso dove qualcuno può sfidare l’America… e non avere più paura di farlo. Povero Trump: se la suonano e se la cantano da soli. Ma la realtà, quella vera, continua a bussare alla porta. La domanda resta sospesa nell’aria come un cattivo presagio: il petrolio tornerà a scorrere nello Stretto di Hormuz o stiamo assistendo al lento tramonto dell’influenza americana?

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