Trump e Netanyahu hanno scelto la via più cinica e distruttiva: la cosiddetta “guerra preventiva”, un eufemismo ipocrita per mascherare l’ennesima violazione plateale del diritto internazionale. Nessuna liberazione, nessuna difesa dei diritti umani, nessuna crociata morale contro la teocrazia iraniana. Solo calcolo politico, puro e spietato. Solo l’uso della guerra come strumento elettorale, come scorciatoia per rafforzare il potere interno e distrarre l’opinione pubblica dai propri fallimenti.
Trump e Netanyahu
La storia lo dimostra: nulla consolida un potere traballante quanto il rumore delle bombe. La paura compatta, il nemico esterno assolve, la propaganda anestetizza. E così, mentre due leader giocano alla roulette nucleare per salvare le proprie carriere, il mondo viene spinto un passo più vicino all’abisso. In questo scenario cupo, l’Italia scompare. Giorgia Meloni tace. Un silenzio imbarazzante, servile, indegno di un paese che si dice sovrano.
Un silenzio servo
Un silenzio che sa di obbedienza, di sudditanza politica verso il suo padrino ideologico, Donald Trump, capo indiscusso di quella che ormai somiglia sempre più a un’internazionale reazionaria, bellicista e autoritaria. Nessuna parola per la pace, nessuna condanna netta, nessuna autonomia di giudizio: solo mutismo complice.
E l’Europa? Balbetta.
Trump e Netanyahu
Come scritto in un altro articolo, l’Europa è infastidita, non tanto per gli attacchi, ma per non essere stata consultata. Tentennante, pavida, paralizzata da veti incrociati e calcoli meschini. Incapace di parlare con una sola voce, incapace di difendere davvero il diritto internazionale, incapace di esercitare un ruolo geopolitico degno della propria storia.
L’unione che avrebbe dovuto cambiare la storia
L’Unione che avrebbe dovuto essere spazio di pace e mediazione si riduce a un coro stonato di mezze frasi e prudente vigliaccheria.
In questo deserto morale, una sola voce si alza con chiarezza: quella di Pedro Sánchez, che ha avuto il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Ha denunciato l’azione militare unilaterale di Stati Uniti e Israele come un’escalation pericolosa, ha condannato le derive del regime iraniano e ha chiesto con fermezza la de-escalation immediata, il rispetto del diritto internazionale e il ritorno al dialogo politico. Parole limpide, che pesano come macigni nel silenzio complice di troppi. Parole che ricordano a un’Europa smarrita che la pace non è una debolezza, ma l’unica vera forma di forza.
