Tajani riesce nell’impresa di trasformare una vicenda gravissima in una dichiarazione politicamente miserabile. Eppure, in una condizione normale, il suo ragionamento potrebbe persino apparire coerente: chi parte per una missione personale organizza anche il proprio ritorno.
Tajani riesce nell’impresa: dichiarazione politicamente miserabile
Ma qui la realtà è completamente diversa. Qui non si parla di turisti bloccati in aeroporto. Si parla di attivisti fermati dopo un’azione militare avvenuta in acque internazionali, trattati come prigionieri, sottoposti a tensioni e violenze che hanno richiesto perfino l’intervento diplomatico degli Stati per ottenere liberazioni e assistenza.
La dichiarazione di un coniglio
Eppure il ministro degli Esteri ha dichiarato: “Non c’è da pagare nulla, noi li abbiamo assistiti, ma erano lì per una missione loro, quindi sarebbero tornati per conto loro. Il problema è come sono stati trattati là. Loro sono andati e ritornano come hanno voluto. Così come potevano sono andati e così come potevano possono ritornare, non è quello il problema, non è lo Stato che deve pagare”.
Qui che il discorso di Tajani si sbriciola completamente
Perché da una parte il governo si prende il merito dell’intervento diplomatico, raccontando di aver “assistito” gli attivisti in tutti i modi possibili; dall’altra però, nel tentativo evidente di non sbilanciarsi troppo a favore della Flotilla e soprattutto di non irritare Israele, li ridicolizza pubblicamente quasi fossero ingenui disturbatori da lasciare soli al proprio destino.
Un atteggiamento ambiguo, vigliacco e profondamente politico
Prima li usi per mostrare che lo Stato “c’è”, poi li scarichi mediaticamente per riequilibrare il messaggio e tranquillizzare determinati equilibri internazionali. È il classico schema di questo governo: prudente con i forti, duro con chi non ha potere reale, incapace di assumere una posizione netta quando entrano in gioco interessi geopolitici delicati.
E così, ancora una volta, la dignità umana viene subordinata alla diplomazia servile.
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