Stato di guerra: il peso dell’inflazione sulle famiglie. L’aumento dell’inflazione spesso viene raccontato come una variazione tecnica, quasi astratta. In realtà, dietro a un singolo punto percentuale si nasconde un impatto molto concreto sulla vita quotidiana delle famiglie. Le stime indicano che, se l’inflazione salisse di un ulteriore punto, una famiglia con due figli potrebbe trovarsi a sostenere circa 457 euro di spese aggiuntive all’anno. Un incremento che non arriverebbe isolato, ma si sommerebbe all’inflazione già prevista per il 2026, pari all’1,1% secondo l’Istituto Nazionale di Statistica. Il risultato finale sarebbe un aggravio vicino ai 959 euro annui.

Stato di guerra: il peso dell’inflazione sulle famiglie

Il problema, però, non è solo la cifra. Il vero nodo riguarda la struttura dell’economia domestica italiana. Negli ultimi anni i salari reali sono rimasti sostanzialmente fermi, mentre il costo di beni essenziali — energia, alimentari, trasporti — ha continuato a crescere. Questo significa che anche un aumento relativamente contenuto dell’inflazione rischia di colpire in modo sproporzionato proprio le famiglie con redditi medi e bassi. C’è poi un secondo livello di rischio, più tecnico ma potenzialmente ancora più pesante. Se l’inflazione dovesse salire oltre le aspettative, la Banca Centrale Europea potrebbe decidere di intervenire aumentando i tassi di interesse per raffreddare i prezzi.

Manuali di economia

Una scelta che nei manuali di economia appare quasi automatica, ma che nella realtà si traduce in mutui più costosi, prestiti più difficili da ottenere e rate mensili che crescono. In Italia questo punto è particolarmente sensibile: milioni di famiglie hanno mutui indicizzati e quindi direttamente esposti alle decisioni della banca centrale.
Un altro fronte critico riguarda i carburanti, spesso uno dei principali motori delle spinte inflazionistiche.

Stato di guerra: il peso dell’inflazione sulle famiglie

Quando benzina e gasolio aumentano, l’effetto si propaga a tutta la catena economica: trasporti, logistica, prezzi al supermercato. Secondo il Codacons, esiste già uno strumento normativo che potrebbe attenuare questo meccanismo. Si tratta delle cosiddette “accise mobili”, introdotte con il Decreto-legge n. 5/2023. Il principio è semplice: utilizzare l’extra-gettito IVA generato dall’aumento dei carburanti per ridurre temporaneamente le accise su benzina e gasolio.

Perché così raramente?

Ma qui emerge la vera domanda che un’inchiesta dovrebbe porsi: perché questo strumento viene utilizzato così raramente? Le risorse ci sono, perché derivano proprio dall’aumento dei prezzi. Tuttavia la loro redistribuzione è spesso frenata da scelte politiche e vincoli di bilancio. Il risultato è un paradosso economico: mentre lo Stato incassa di più grazie ai prezzi più alti, le famiglie continuano a pagare il conto dell’inflazione senza adeguati meccanismi di compensazione. Ed è proprio in questo squilibrio che si misura la fragilità reale del sistema.

Di Cento Righe

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