A dirla tutta, se Israele avesse voluto e se l’obbiettivo fosse stato solo Hamas avrebbe estirpato chi chiama terroristi in due operazioni militari.
Se Israele avesse voluto
Questa non è la guerra al terrorismo questa è un’altra cosa. Israele possiede uno degli eserciti più potenti al mondo e un apparato di intelligence che ha dimostrato capacità operative avanzate. Questo mi fa pensare che avrebbe scovato Hamas in una settimana e risolto i problemi con il terrorismo islamico. Nonostante ciò, le sue azioni nei territori palestinesi, soprattutto nella Striscia di Gaza dal 7 ottobre 2023, mostrano una condotta che va oltre la semplice operazione militare contro Hamas, e che includono responsabilità gravi circa diritti umani, diritto internazionale umanitario e convenzioni sulle atrocità.
vogliono estirpare i palestinesi
Israele sta commettendo genocidio contro i Palestinesi nella Striscia di Gaza. Il rapporto, intitolato “You Feel Like You Are Subhuman: Israel’s Genocide Against Palestinians in Gaza”, afferma che Israele ha commesso “atti proibiti” in base alla Convenzione sul Genocidio, inclusi uccisioni, danni corporali o mentali gravi, e l’imposizione di condizioni di vita che mirano alla distruzione fisica del gruppo, in tutto o in parte.Israele non vuole Hamas, Israele vuole la terra dei palestinesi perché secondo loro è la promessa del loro Dio.
Se Israele avesse voluto… ma il motivo è un altro
Israele vuole la terra dei palestinesi perché li ritiene, come detto dai suoi politici in varie dichiarazioni: esseri inferiori, da estirpare, allontanare, trucidare. Fra le evidenze raccolte da Amnesty:distruzioni estese di infrastrutture civili come ospedali, abitazioni, impianti idrici e sanitari, restrizioni all’ingresso degli aiuti umanitari, con conseguenze che includono fame, malnutrizione, mancanza di cure mediche per malati gravi.
Il modo per vedere lo troviamo
Testimonianze da parte di operatori sanitari, reporter, famiglie colpite, vittime di distruzioni, che descrivono condizioni insopportabili, spesso con difficoltà per evacuazioni, blocco reale o virtuale di accesso ai servizi essenziali. Amnesty e altre ONG affermano che, oltre agli atti concreti, ci sono dichiarazioni pubbliche che “deumanizzano” i Palestinesi, che possono contribuire a dimostrare il cosiddetto “genocidal intent” — cioè l’intento specifico di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo protetto.
Anche dall’interno arrivano le critiche…
Un altro rapporto significativo è quello di B’Tselem e Physicians for Human Rights Israel, due ONG israeliane, che anch’esse hanno dichiarato che, sulla base della documentazione che hanno raccolto, Israele sta commettendo genocidio contro i Palestinesi nella Striscia di Gaza. Oltre alle ONG, c’è un rapporto indipendente della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, istituita dal Consiglio per i Diritti Umani. Il rapporto conclude che le autorità israeliane hanno commesso e stanno commettendo quattro atti proibiti secondo la Convenzione sul Genocidio: uccisione di membri del gruppo, causare gravi danni fisici o mentali, imporre condizioni di vita calcolate per portare alla distruzione fisica, e misure volte a prevenire le nascite.
Se Israele avesse voluto
Il rapporto sostiene anche che esistono prove di “genocidal intent” da parte delle autorità. C’è un sistema incomprensibile riguardo l’atteggiamento dei leader occidentali, ma anche dei russi o dei cinesi: tutti parlano e nessuno agisce. Ucraina e Palestina: due occupazioni, due pesi e due misure. La guerra in Ucraina e il conflitto israelo-palestinese rappresentano due scenari diversi ma accomunati da un elemento centrale: l’occupazione militare di territori. Eppure, la reazione dell’Occidente a queste due situazioni ha mostrato una divergenza significativa, che alimenta accuse di ipocrisia e doppi standard.
Due pesi e due misure
Quando la Russia ha invaso l’Ucraina nel febbraio 2022, la risposta dei Paesi occidentali è stata rapida e compatta: condanna unanime, pacchetti di sanzioni economiche senza precedenti, isolamento diplomatico, aiuti militari massicci a Kiev. Gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno denunciato la Russia per “aggressione” e “crimini di guerra”, arrivando a proporre indagini internazionali contro i vertici del Cremlino. La narrativa dominante in Europa e Nord America è stata quella della difesa dei valori democratici e della libertà dei popoli a resistere all’occupazione.
Se Israele avesse voluto
Il quadro è radicalmente diverso nel caso della Palestina. Israele controlla militarmente i territori palestinesi da decenni: la Cisgiordania è sottoposta a occupazione e colonizzazione progressiva, Gerusalemme Est è stata annessa unilateralmente, mentre Gaza è stretta in un blocco che dura da oltre quindici anni. Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno definito questo sistema come una forma di “apartheid”, e rapporti dell’ONU hanno parlato apertamente di crimini di guerra e di crimini contro l’umanità. Tuttavia, la reazione dei governi occidentali è stata molto più cauta, quando non apertamente complice.
Immobilismo filo israeliano
Mentre la Russia viene sanzionata per aver invaso, Israele continua a ricevere armamenti, cooperazione economica e sostegno diplomatico. Gli Stati Uniti pongono regolarmente il veto alle risoluzioni ONU critiche verso Tel Aviv, e l’Europa mantiene rapporti commerciali privilegiati, limitandosi spesso a generiche dichiarazioni di preoccupazione. Nonostante la documentazione di violazioni sistematiche dei diritti umani, non si sono mai viste sanzioni comparabili a quelle inflitte alla Russia.
Se Israele avesse voluto
La differenza di trattamento è evidente e ha conseguenze politiche e morali. Da un lato, si invoca la legalità internazionale per difendere l’Ucraina dall’occupazione russa; dall’altro, si tollera — o addirittura si giustifica — l’occupazione israeliana della Palestina. Questa doppia misura mina la credibilità dell’Occidente quando si erge a difensore dei diritti umani universali e della legalità internazionale. Le motivazioni di tale asimmetria sono in parte geopolitiche.
I ruffiani di Israele
Israele è un alleato strategico degli Stati Uniti in Medio Oriente, un partner militare e tecnologico fondamentale, e gode del sostegno di influenti lobby politiche nei Paesi occidentali. In conclusione, il parallelo tra Ucraina e Palestina mette in luce non solo due occupazioni, ma due modi opposti di reagire da parte della politica occidentale. In un caso si parla di resistenza eroica e si inviano armi; nell’altro, si invita alla calma e si tollerano azioni che molti organismi internazionali qualificano come illegali. Finché persisterà questo doppio standard, la promessa dell’Occidente di difendere i diritti umani e il diritto internazionale rischia di restare poco più che retorica.
