Se fosse un bambino a raccontarci? Io guardo il mondo con i miei occhi piccoli e non capisco tante cose. Gli adulti parlano sempre di soldi, di lavoro e di guerre. Io li ascolto e mi sembra che vivano dentro un grande gioco complicato che non finisce mai. Però non sembra divertente.
Le guerre mi fanno paura. In televisione vedo le bombe che cadono e i bambini che piangono. Io penso: ma perché i grandi non smettono di spararsi? Se noi litighiamo per una palla, dopo due minuti facciamo pace e giochiamo ancora. Loro invece no. Loro continuano a litigare, distruggere, odiare. È come se non sapessero più dire “scusa”.
La società, così la chiamano i grandi, è piena di regole. Tutti devono correre, fare presto, arrivare prima. Io vedo i treni pieni di persone, le macchine ferme nel traffico, la gente che guarda sempre il telefono e non guarda mai il cielo. Io invece lo guardo, e ci vedo le nuvole che cambiano forma. Forse la società ha dimenticato di guardare in alto, e per questo diventa triste.
La Chiesa è un posto grande, con muri alti e statue che ti guardano serio. Quando entro sento silenzio, e quasi quasi mi sembra di non poter respirare forte. I preti parlano di Dio, ma usano parole difficili. Io invece penso che Dio sia più semplice. Forse Dio è quando la mamma mi abbraccia, quando il papà ride con me, quando corro sull’erba scalzo e sento che la vita è bella. Forse Dio non abita solo nelle chiese, ma in ogni sorriso vero.
Ma allora mi chiedo: se Dio è amore, perché lascia che ci siano le guerre? Forse Dio piange ogni volta che un bambino soffre. Forse grida, ma gli adulti non lo ascoltano più. Alcuni dicono addirittura che combattono “nel nome di Dio”, ma io credo che sia una bugia. Dio non vuole la guerra, Dio vuole che giochiamo insieme.
Il mondo, quando lo guardo senza gli uomini, è bellissimo. Ci sono i fiori, gli alberi, il mare blu, le stelle che brillano di notte. È come un disegno colorato. Poi arrivano gli uomini e rovinano tutto con la rabbia, con la fretta, con il desiderio di avere sempre di più. Io credo che gli adulti si dimentichino troppo spesso di essere stati bambini.
Io non so se quando sarò grande diventerò come loro, con la faccia stanca e le preoccupazioni. Ma io non voglio. Io voglio restare bambino dentro, anche se diventerò adulto fuori. Voglio ricordarmi che si può essere felici con poco: un gelato, una carezza, una risata sotto il sole.
E se un giorno incontrerò Dio davvero, gli farò una sola domanda: “Perché i grandi hanno dimenticato come si gioca?”
