Se a governare questo caos ci fosse Craxi? Saremmo sicuramente l’Italia che conta. Mai sottomessi, mai secondi a nessuno ma reattivi, propositivi e mai servi.

Se a governare questo caos ci fosse Craxi?

Bettino Craxi segretario del Partito Socialista Italiano dal 1976 e Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987. Craxi rappresentò una svolta: riuscì a modernizzare la sinistra italiana portandola su posizioni più moderate, filo-occidentali e riformiste. La sua grandezza politica va oltre la durata del suo governo: fu capace di dare all’Italia un peso internazionale superiore a quello che le sarebbe spettato per le sue dimensioni economiche o militari, incarnando un ruolo da mediatore tra i blocchi durante la Guerra Fredda.

La forza del vero sovranismo

Uno dei momenti emblematici della sua leadership fu il caso Sigonella del 1985, quando rifiutò le pressioni degli Stati Uniti per consegnare i sequestratori palestinesi della nave Achille Lauro. Fu un atto di sovranità che gli valse rispetto anche tra i critici. In quell’episodio emerge l’approccio craxiano: fermo ma realistico, mai subalterno, sempre orientato a tutelare l’interesse nazionale pur mantenendo salde le alleanze.

Se a governare questo caos ci fosse Craxi?

Se si ipotizzasse oggi una gestione “alla Craxi” di due questioni internazionali contemporanee – l’aumento dei dazi USA e il genocidio del popolo palestinese – si potrebbe immaginare una strategia fondata su fermezza diplomatica, indipendenza di giudizio e ricerca di un ruolo attivo per l’Italia.

Di fronte all’aumento dei dazi americani

Di fronte all’aumento dei dazi americani, Craxi probabilmente non avrebbe reagito con subalternità. Pur mantenendo saldo il rapporto transatlantico, avrebbe difeso gli interessi economici italiani e dell’Unione Europea. Avrebbe promosso una risposta comune europea, rafforzando il fronte interno e cercando un equilibrio tra protezionismo e apertura. Avrebbe usato il linguaggio del realismo politico: niente rotture ideologiche, ma una difesa concreta degli interessi nazionali tramite la diplomazia economica e un uso abile delle leve multilaterali, come l’Organizzazione Mondiale del Commercio.

Se a governare fosse Craxi? La questione palestinese

Riguardo al genocidio palestinese – termine con forti implicazioni legali e morali – Craxi avrebbe potuto distinguersi per una posizione equilibrata ma decisa. Storicamente vicino alla causa palestinese e sostenitore del riconoscimento dell’OLP come interlocutore politico legittimo, Craxi avrebbe condannato ogni forma di violenza contro i civili, sostenendo una soluzione a due Stati e promuovendo un’azione diplomatica forte dell’Italia, anche in disaccordo con Washington o Tel Aviv, se necessario. Allo stesso tempo, avrebbe respinto ogni forma di antisemitismo, difendendo il diritto di Israele a esistere in sicurezza.

Una gestione da vero leader

La sua gestione sarebbe stata probabilmente centrata sul rilancio del ruolo italiano nel Mediterraneo: più presenza, più iniziativa, più dialogo. Avrebbe cercato di mediare, favorendo conferenze internazionali e coinvolgendo l’Europa in modo più deciso. Sarebbe stata una politica estera “di mani sporche”, come spesso amava dire: fatta di compromessi, ma con un orizzonte preciso di giustizia e ordine internazionale.

In definitiva, Craxi avrebbe affrontato entrambe le crisi con realismo, autorevolezza e spirito di mediazione. Non avrebbe accettato imposizioni passive, ma neanche si sarebbe avventurato in rotture sterili. La sua grandezza politica stava proprio in questo: saper navigare tra gli interessi contrapposti con l’ambizione di dare all’Italia una voce autonoma e riconoscibile nel mondo.

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