Santo Sepolcro sotto chiave. Le autorità israeliane hanno chiuso la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Questo è parte della strategia ebraica dell’elevatismo del popolo eletto. Questo provvedimento è determinato a colpire il cristianesimo come atto superbo del popolo che si determina “eletto“.
Santo Sepolcro sotto chiave
Come storico e studioso delle Sacre Scritture e fervente nella critica testuale, vorrei ricordare agli ebrei che non sono il popolo eletto bensì, la tribù eletta e appartenuta ad un singolo specifico dio (dalle traduzioni originali). Dobbiamo reagire a questo scempio, visto che per il popolo cristiano non c’è nessun pericolo diretto, ma soltanto una strategia isolazionista.
Il silenzio del Vaticano e l’indifferenza del governo italiano
Il Vaticano si fa andare bene tutto, probabilmente perché gli affari futuri saranno più proficui di una tomba vuota… “alberghi in Gaza resort?”… E allora il punto non è più solo una porta chiusa, una basilica serrata come un sepolcro che torna a essere pietra e silenzio. Il punto è ciò che quella chiusura rappresenta: il controllo dei simboli, la gestione del sacro, la trasformazione della fede in territorio amministrato.
Santo Sepolcro sotto chiave
Perché quando il sacro diventa oggetto di decisione politica, perde la sua natura verticale e si piega all’orizzontalità del potere. In questo scenario non esistono innocenti. Non esistono custodi puri. Da una parte, uno Stato che agisce secondo logiche di sicurezza, identità e controllo, dove ogni gesto viene giustificato come necessario, ogni chiusura come inevitabile, ogni restrizione come difesa. Ma la storia insegna che quando il sacro viene filtrato attraverso la paura, smette di essere ponte e diventa confine.
Ma il confine non merita silenzio
Dall’altra, un Vaticano che osserva, misura, pesa le parole come fossero moneta. Una prudenza che spesso si trasforma in silenzio, e un silenzio che rischia di diventare complicità percepita. Perché il problema non è solo ciò che si dice, ma soprattutto ciò che si sceglie di non dire.
Santo Sepolcro… e il silenzio
Così, mentre le pietre di Gerusalemme continuano a raccontare secoli di fede, sangue e contraddizioni, le istituzioni sembrano muoversi in un equilibrio freddo, quasi aziendale. Diplomazia, interessi, equilibri geopolitici: tutto entra nel calcolo, tutto pesa più della voce dei fedeli. Ma il sacro non è negoziabile. Non dovrebbe esserlo e quando le porte si chiudono, non è solo un luogo che viene negato: è un simbolo che viene compresso, è una memoria che viene regolata, è una fede che viene messa sotto autorizzazione.
Il vero scandalo
Forse il vero scandalo non è la chiusura in sé, ma l’abitudine a queste chiusure, l’assuefazione, il lento scivolare verso un mondo in cui anche l’eterno ha bisogno di permessi. Allora la domanda resta sospesa, come una preghiera non ascoltata: chi custodisce davvero il sacro, oggi? Chi lo difende… o meglio, chi lo amministra?
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