Quando Donald Trump apre bocca sulla geopolitica, sembra di assistere a un venditore di pentole che improvvisamente decide di riscrivere gli equilibri del Golfo Persico tra una televendita e un comizio. “Non vogliamo più l’aiuto della NATO”, dice. Certo. Dopo giorni passati a bussare alla porta come un vicino molesto che ha perso le chiavi, improvvisamente la narrativa cambia: non è che nessuno ti apre, è che “non ti serve più nessuno”. Una ritirata trasformata in posa da macho.
Quando Donald Trump apre bocca sulla geopolitica
Classico copione trumpiano: prima implora, poi si offende, infine fa finta di aver scelto lui.Il piano di mettere insieme una coalizione per “liberare” lo Stretto di Hormuz si è sciolto come neve al sole. I partner della NATO hanno fatto quello che ogni adulto farebbe davanti a un bambino con i fiammiferi: hanno detto no. E lui? Risposta da manuale dell’ego ferito: “Nessuno vuole aiutarci, è meraviglioso…”. Traduzione: nessuno si fida di una strategia costruita a colpi di slogan e improvvisazione.
Bersagli circensi
Poi parte la sfilata dei bersagli. Emmanuel Macron liquidato con una battuta da bar: “Tanto sta per andarsene”. Keir Starmer ridotto a comparsa ingrata che “doveva mandare le portaerei prima”. E qui il capolavoro: il confronto con Churchill. Perché nella testa di Trump la storia è un catalogo da cui pescare nomi a caso, come se bastasse evocare Winston Churchill per darsi un tono.
Quando Donald Trump apre bocca sulla geopolitica
Nel frattempo, mentre l’Occidente prende le distanze, Trump si rifugia nella narrazione alternativa: tutto bene, anzi benissimo, grazie agli amici del Golfo. Un mondo parallelo dove ogni fallimento diventa un successo, ogni isolamento una scelta strategica. E infine la ciliegina: l’Iran paragonato al male assoluto, “le peggiori persone dai tempi di Hitler”. Quando mancano gli alleati, si alza il volume della retorica. È il megafono di chi non ha più argomenti ma pretende ancora applausi.Il risultato? Una politica estera che sembra scritta su un tovagliolo, tra una bistecca ben cotta e un tweet rabbioso. Più che una strategia globale, un reality show con budget militare.
